Terremoto del Friuli 1976: ll ricordo della solidarietà alessandrina a cinquant’anni di distanza.

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Il 6 maggio 1976, alle ore 21, il Friuli Venezia Giulia fu colpito da una violenta scossa di terremoto di magnitudo 6.5, passata alla storia come Terremoto del Friuli del 1976. L’epicentro, tra Gemona, Venzone e Osoppo, segnò l’inizio di una tragedia che in pochi secondi provocò quasi mille vittime, migliaia di feriti e oltre centomila sfollati.
Interi centri abitati furono devastati, mentre le scosse successive resero ancora più difficili le operazioni di soccorso. Fin dalle prime ore, lo Stato attivò una risposta imponente: l’Esercito Italiano, nonostante avesse subito molte perdite per il crollo delle caserme, intervenne con uomini e mezzi, garantendo soccorsi, sicurezza e l’allestimento dei primi campi per la popolazione colpita. Accanto ai militari operarono gli stessi friulani sinistrati protagonisti di un lavoro incessante tra le macerie.
Determinante fu anche il contributo dell’Associazione Nazionale Alpini. Le sezioni alessandrine si mobilitarono rapidamente intervenendo nelle zone terremotate. Partirono anche molti vigili del fuoco dal Comando di Alessandria a portare soccorso. In città, la Croce Verde organizzò una vasta raccolta di beni di prima necessità: viveri, coperte, indumenti e materiali utili ad affrontare l’emergenza.
Furono proprio i volontari del sodalizio alessandrino a occuparsi, in molti casi, del trasporto degli aiuti. Con camion e mezzi propri percorsero centinaia di chilometri per consegnare direttamente i materiali alle popolazioni friulane. Viaggi spesso lunghi e complessi, affrontati con spirito di servizio e forte senso di solidarietà.
Parallelamente, la Croce Rossa Italiana, oltre alla raccolta di fondi, invio i propri volontari ed operò all’interno dei campi di accoglienza. I volontari si occuparono della distribuzione dei pasti, dell’assistenza sanitaria di base e del supporto alle famiglie sfollate.
Da Alessandria arrivò una risposta compatta e generosa. La popolazione partecipò attivamente alle raccolte e alle iniziative di sostegno, dando vita a una mobilitazione spontanea che coinvolse associazioni, gruppi e singoli cittadini. Un impegno che non si esaurì nell’immediato, ma proseguì anche nelle fasi successive della ricostruzione.
Il terremoto del Friuli del 1976 rappresentò non solo una delle più gravi tragedie del dopoguerra italiano, ma anche un momento decisivo per la nascita di una moderna cultura della protezione civile. Un’esperienza che mise in luce il valore della collaborazione tra istituzioni e volontariato e che vide, tra i protagonisti, anche la comunità alessandrina, capace di trasformare la solidarietà in azione concreta.

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