Preti operai e comunità cristiane di base nel libro di Ottone Ovidi
di Massimo Iaretti
Il movimento dei preti operai e quello delle comunità cristiane di base in Italia è stato un fenomeno sociale e religioso insieme che ha avuto uno sviluppo nel più ampio fermento del mondo cattolico nel secondo dopoguerra e una strutturazione, soprattutto, durante la contestazione cattolica negli anni Sessanta e Settanta, anche sulla spinta dell’ondata innovatrice che nelle dal Concilio Vaticano II. A questo argomento fa riferimento il libro ‘Tra fabbrica ed anima – Preti operai e comunità cristiane di base dagli anni Sessanta ad oggi’ di Ottone Ovidi. L’autore, è dottore di ricerca in Storia, antropologia, religioni alla Sapienza di Roma e in Etudes italiennes all’Universitè Grenoble Alpes, assegnista di ricerca del Dipartimento di studi storici all’Università di Torino, e ricercatore per l’Istituto di studi politici San Pio V di Roma. Lunedì sera ha presentato il suo lavoro nel salone dell’Addolorata a Casale Monferrato, dialogando con Alberto Deambrogio e Claudio Debetto in una serata ricca di spunti in una città, quella di Sant’Evasio, dove è ancora vivo il ricordo di un prete operaio quale don Gino Piccio, scomparso da alcuni anni. E oltre a don Piccio, queste figure che avevano scelto di fare il loro apostolato in mezzo alla classe operaia, condividendone la fatiche, le gioie e i dolori, hanno avuto altre presenze nello stesso Monferrato, ad Alessandria e provincia, in Piemonte, come ha ricordato Debetto, “nel contesto del Sessantotto, vivendo processi che hanno trasformato il mondo del lavoro e del sindacato, uno su tutti, Luisito Bianchi autore di un interessante opera ‘La Messa dell’Uomo disarmato”. Il libro di Ovidi, edito per Carocci Editore, è, come lui stesso conferma ‘Una parte del materiale raccolto in tesi di dottorato, ma solo una parte, realizzata tra la Sapienza, l’Università di Grenoble e l’Università di San Paolo del Brasile”. L’autore evidenzia come “i preti operati e le comunità cristiane di base, sulle quali è stato fissato in particolare l’obiettivo in merito alla Comunità di base di San Paolo a Roma e l’Isolotto di Firenze, rappresentative delle caratteristiche fondanti rispetto al rapporto tra comunità, mondo del lavoro, territorio, che attraversa tutta la ricerca”. Nello specifico Ovidi evidenzia che le due realtà hanno dei punti in comune quali la critica all’integrismo religioso della Chiesa Cattolica sino Pio XII che si fa sentire fortemente in Italia, meno in Francia, l’idea di tornare ad una chiesa primitiva dei primi secoli con critiche alla struttura gerarchica e la richiesta che venissero rimessi al centro i laici e venisse redistribuito a loro il sacro ‘sequestrato’ dal clero. “Ma mai – ha aggiunto – volevano uscire dalla Chiesa”. Ciò portò a rotture, in alcuni casi, con le Curie locali. L’incontro con gli operai, invece, fece scoprire un mondo nuovo, il che non volle dire soltanto testimoniare il Vangelo ma partecipare alle lotte ed alle rivendicazioni. Cosa è rimasto oggi di tutto ciò ? Le comunità ci sono ancora ma in Europa, Italia in particolare, si registrano problematiche legate all’età, in Brasile – invece – soprattutto nelle favelas, sono ancora vive e vegete, come ha evidenziato l’autore. “Tra fabbrica e anima’ è sicuramente un libro da leggere per la completezza dell’esposizione e la accessibilità di linguaggio, storie e contenuti.











