A Pontecurone quattro treni in meno, due binari in più.
Meno treni per Milano dopo il “Patto di Tortona”. Intanto, si impogono i sacrifici per il quadruplicamento della linea Tortona-Voghera. AVS interroga la Regione.
A Pontecurone la Regione taglia le corse per Milano e chiede al territorio di sopportare il quadruplicamento. Questa non è mobilità: è marginalizzazione.
Il cosiddetto “Patto di Tortona”, annunciato l’11 luglio 2025 come un potenziamento dei collegamenti ferroviari tra Milano, Genova e il Basso Piemonte, sta producendo effetti opposti per il paese al confine tra Piemonte e Lombardia.
A partire da dicembre 2025 le corse da e per Milano sono state drasticamente ridotte: da sei collegamenti si è passati a due all’andata e uno soltanto al ritorno. Un taglio che colpisce i pendolari, lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, costretti – quando possibile – a spostarsi in auto verso altre stazioni. Così si scarica sulle cittadine e sui cittadini l’ aggravio di costi e tempi, oltre ad un maggior impatto ambientale.
Il territorio ha reagito con determinazione. L’amministrazione comunale ha scritto a Trenord, RFI e alle Regioni Piemonte e Lombardia per chiedere una rimodulazione delle fermate e il ripristino del servizio, allegando una raccolta firme sottoscritta in pochi giorni da 663 cittadine e cittadini. Una richiesta chiara, che finora non ha ricevuto risposte adeguate dagli Assessori competenti.
Per questo Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato un’interrogazione in Consiglio regionale per chiedere alla Giunta su quali basi abbia acconsentito alla riduzione delle corse e se intenda attivarsi per ripristinare il servizio precedente. È una questione di trasparenza e di rispetto verso una comunità che non può essere ignorata.
Ad aggravare il quadro c’è il progetto di quadruplicamento della linea Tortona-Voghera, sul cui impatto il gruppo di opposizione in Consiglio comunale “Noi con voi” ha già fatto diverse segnalazioni. A Pontecurone sono previsti due nuovi binari affiancati a quelli esistenti, con un impatto significativo sul territorio, sulle abitazioni e le attività produttive. Eppure i treni che attraverseranno il paese non si fermeranno.
Si chiedono sacrifici pesanti a una comunità senza garantirle alcun beneficio in termini di mobilità. Due binari in più, ma meno treni. Più infrastruttura, meno servizio.
La visione di chi governa la Regione è quella di trasformare i piccoli centri in corridoi di transito, funzionali alle grandi direttrici ma marginali quando si tratta di diritti e investimenti. Territori attraversati, ma non serviti e, di fatto, esclusi dai vantaggi.
Non accettiamo l’idea che esistano comunità sacrificabili in nome di uno sviluppo che accelera altrove. Nè a Pontecurone, né altrove. Se la mobilità pubblica viene ridotta nei centri minori e le grandi opere non portano benefici concreti alle persone che vivono quei territori, la provincia di Alessandria non cresce.
Ripristinare le corse a Pontecurone è un atto minimo di coerenza. La mobilità pubblica deve tenere insieme i territori, non dividerli tra chi conta e chi deve solo sopportare.