Parco dell’Antola, il problema dei predatori: la testimonianza di un allevatore

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Il fenomeno predatorio nell’Appennino non diminuisce, anzi. Pubblichiamo la testimonianza di un allevatore alessandrino, di origine genovese, Marco Bruzzone riguardo a quanto accaduto nei suoi pascoli nel comune di Propata, frazione Caprile nel Parco dell’Antola nel territorio della Città Metropolitana di Genova:

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Quest’anno, come del resto gli ultimi 3/4 anni è stato veramente
sfinente. In passato abbiamo subito predazioni, da sempre si registrano
dagli anni fine 80′ e inzio 90′, tutte documentate, ma dal 2019 la
situazione è decisamente peggiorata. Subivamo predazioni, ma in maniera
più limitata, che ad oggi, e le bestie erano tutte in libertà.

A preoccupare la situazione è che nemmeno un animale
che partorisce fuori dalle recinzioni si salva, cosa che in passato era
la normalità, partorivano tutte libere!! Questo vuol dire che i
predatori sono aumentati e la situazione è peggiorata!!! Abbiamo per
scelta, ad oggi, evitato di impiegare cani da guardiania, in quanto il
nostro territorio è molto vasto e dispersivo, ne servirebbero almeno una
decina, frequentato da tantissime persone, famiglie con bambini, con
cani, cacciatori, proprietari terrieri che fanno la legna e non abbiamo
voluto mettere a rischio l’incolumità di tali persone con cani, che come
già successo sono potenzialmente aggressivi e pericolosi, anche se mi
hanno più volte detto che paga l’assicurazione in tali circostanze, la
nostra coscenza non si abbassa a tali livelli. Per non parlare dei costi
per manternerli durante la stagione invernale. I danni sono all’ordine
del giorno, nonostante gli sforzi, per chiudere le vacche la maggior
parte delle volte non collaborative, nonostante la cura e il
mantenimento delle recinzioni su cui vanno controllate quotidianamente
(poichè possono cadere rami, subire rotture dalla fauna selvatica),
vanno pulite (tolta l’erba con il decespugliatore per evitare che faccia
contatto e scarichi la corrente a terra), la difficoltà a trovare posti
favoreli che abbiamo erba e acqua vicino dove posizionare la recinzione
una volta terminata l’erba in quelle esistenti, in tutto questo mettiamo
le condizioni climatiche non sempre favorevoli, la stanchezza fisica
umana (che non viene mai considerata) e quella psicologica a cui siamo
sottoposti sempre sotto stress e ansia perchè ogni mattina si può
trovare una sorpresa del lupo. I danni economici per le perdite, che se
anche negli ultimi anni vengono risarciti (con mille giustificazioni e
sopralluoghi come se fossimo noi dei criminali, e a volte messe anche in
dubbio da chi lavora dietro una scrivania) non sono mai corrispondenti
al danno effettivo, ad esempio non è considerata la perdita degli
apparati lattiferi (mammelle) delle bovine che vanno in mastite poichè
non sono state tettate dal vitello morto a causa dei lupi. Non è
coniderato nemmeno che, da quanto teniamo gli animali nelle recinzioni,
i vitelli e le vacche sono più sofferte, perchè a differenza di prima
dove potevano cercarsi l’erba più di loro gradimento ora sono costrette
a mangiare quella che c’è, tante volte dobbiamo aggiungere il fieno, e
non parliamo degli anni di siccità. In più sempre per questo motivo,
anche la biodiversità e il territorio ne risente, le vacche essendo
chiuse non puliscono la montagna come prime e tanti luoghi rimangono
incolti e a rischio inciendio. Una situazione pesante, per me, per le
mie figli che in questo lavoro ci mettono il cuore e la passione e anche
per il mio pastore che vive in primis questo disagio e che mi auguro non
si stufi.

E non ultimo per importanza alla sofferenza che provano le mie bestie
nel venire attaccate, morsicate o uccise brutalmente, un grande stress
per la mandria. Altro che benessere animale!!!!

Oltre ai danni in montagna, la presenza ravvicinata è anche in pianura
con quotidiani avvistamenti intorno all’azienda, abbiamo paura ad andare
a controllare i raccolti a piedi, gli impianti di irrigazione di notte e
le bestie che partoricono di notte. Più volte ci siamo avvicinati al
predatore con mezzi agricoli e ci siamo accorti che non li teme per
niente, nemmeno teme la nostra presenza. Abbiamo paura a lasciare andare
a sporcare i cani fuori di casa o addirittura lasciare giocare mia
nipote piccola nel giardino!!! Questo è massacrante, non siamo più liberi!