Ovada, presentazione del Libro “La Resa dei Conti” di Mimmo Franzinelli
di Nico Colani –
Introduzione dell’onorevole Federico Fornaro al libro di di Mimmo Franzinelli “La Resa dei Conti”
L’evento si è aperto con l’intervento dell’onorevole Federico Fornaro, saggista e storico, che ha introdotto il tema con equilibrio. Fornaro ha riconosciuto che, tra le fila partigiane, vi furono personaggi che diedero avvio a vendette personali. Senza giustificare gli omicidi, ha sottolineato come in contesti di caos post-bellico queste dinamiche purtroppo si verifichino. Ha contestualizzato il fenomeno come espressione di ribellione e disperazione accumulata dopo vent’anni di regime fascista, facendo un paragone con la Spagna, dove i numeri di tali episodi risultarono superiori.
Intervento di Mimmo Franzinelli
È seguito l’intervento principale dello storico Mimmo Franzinelli, uno dei massimi esperti del fascismo e dell’Italia repubblicana. Membro della Fondazione Ernesto Rossi – Gaetano Salvemini di Firenze, Franzinelli è autore di numerosi volumi per Mondadori tra cui Le stragi nascoste, Squadristi, Guerra di spie, Il piano Solo, Il prigioniero di Salò, Il duce e le donne, Bombardate Roma!, Disertori, Il Tribunale del duce, Tortura, Fascismo anno zero, Il filosofo in camicia nera, L’insurrezione fascista, Schiavi di Hitler, Matteotti e Mussolini, Colpire Mussolini e, con Alessandro Giacone, 1960. L’Italia sull’orlo della guerra civile.

Franzinelli ha ricostruito con dovizia di particolari i numerosi omicidi e violenze commessi dalle bande fasciste (squadristi, repubblichini di Salò, ecc.), documentando torture, stragi e rappresaglie contro partigiani, civili e oppositori. Il suo intervento ha messo in luce come il lungo periodo di violenza fascista abbia trasformato profondamente l’animo umano, alimentando un ciclo di odio e brutalità che ha travolto l’Italia intera.

Riflessione sul documento presentato
In sala è stato mostrato un documento significativo: una dichiarazione del vescovo di Brescia Giacinto Tredici in cui si attestavano agevolazioni concesse a Erich Priebke, comandante locale delle SS, nel trattamento dei prigionieri. Priebke fu poi condannato all’ergastolo per il suo ruolo nell’eccidio delle Fosse Ardeatine (24 marzo 1944), dove furono uccisi 335 civili italiani e prigionieri politici come rappresaglia.
Questo documento sottolinea le complessità del periodo: anche istituzioni religiose si trovarono a navigare in acque ambigue tra occupazione nazista, RSI e Resistenza.

Il mio pensiero
Purtroppo, sia da una parte che dall’altra, si tende spesso a “suonarsela e cantarsela”, interpretando il periodo attraverso la propria lente ideologica. Si tratta invece di un’epoca segnata da paure, ipocrisie, violenze e tragedie umane.
Non esistono ragioni che possano giustificare, dopo la fine della guerra nel 1945, rappresaglie, omicidi e violenze, tanto meno quelle disonorevoli compiute su donne e minori. Come non si giustificano i torturatori fascisti e gli omicidi politici da loro commessi. Le avventure belliche del regime fascista – spesso discutibili o assurde – portarono il Paese alla rovina economica e alla sconfitta, ma questo non autorizza nessuna forma di giustizia sommaria.
Non regge la narrazione secondo cui i fascisti fossero “indifferenti” alle morti altrui mentre i partigiani agissero solo per “forza maggiore” e con spirito di pace. Qui non si tratta di fascisti o partigiani, di chi aveva “buoni motivi” o di chi era più arrabbiato. Si tratta di malvagità umana: persone che hanno violentato e ucciso, spesso in nome di una “giustizia” personale, sentendosi padroni della vita e della morte. Un esempio tragico è quello di Giuseppina Ghersi, tredicenne vittima di stupro, tortura e omicidio.
Queste storie non servono alla politica, ma alla memoria: un monito contro chi, nel caos dei conflitti, scambia la giustizia con l’arbitrio personale.
Ha chiuso la presentazione Sabrina Caneva “Assessore Comune di Ovada”
Era presente in Sala il Vice Sindaco Esposito Mario


ALCUNI SECONDI DELLA PRESENTAZIONE









