di Nico Colani – Si è tenuta il 13 maggio 2026 a Ovada, presso la Soms, via Piave 13, l’assemblea sulla tutela del Servizio Sanitario Nazionale. L’incontro, organizzato da Antonio D’Este (coordinatore CGIL/SPI Ovada), è il quinto di un ciclo di assemblee zonali provinciali. Relatori principali: Roberta Bertolo (segretaria provinciale CGIL), Sabrina Caneva (Assessore comunale e consigliera provinciale), Domenico Ravetti (Vicepresidente del Consiglio regionale Piemonte) e Gian Franco Comaschi (Sindaco di Ovada).
Principali criticità emerse
Tutti gli interventi hanno sottolineato una crisi strutturale del SSN causata da anni di sottofinanziamento, spostamento progressivo verso il privato e carenza di personale.
– Sottofinanziamento e rapporto pubblico-privato: Secondo il rapporto Gimbe (ottobre 2025), il fondo sanitario nazionale sul PIL è in calo (dal 6,3% al 6,1% nel 2024, con proiezioni in ulteriore discesa). Negli ultimi anni sono stati stanziati miliardi in meno rispetto al passato. Cresce la spesa privata a carico delle famiglie (41 miliardi su 185 totali nel 2024, circa il 22%), con un cittadino su dieci che rinuncia alle cure. La bilancia pende verso il privato, soprattutto per liste d’attesa e prestazioni non urgenti.
– Carenza di personale: Grave mancanza di infermieri (tra i peggiori d’Europa), turni massacranti e bassa attrattività della professione. Mancano anche medici in alcune specialità (ortopedia, oculistica, psichiatria, emergenza, ecc.). Molti professionisti lasciano il pubblico per il privato o cooperative. Si sottolinea che formare un medico richiede 11-15 anni.
Domenico Ravetti (Vicepresidente del Consiglio regionale Piemonte), Roberta Bertolo (segretaria provinciale CGIL), Sabrina Caneva (Assessore comunale e consigliera provinciale)
– Liste d’attesa e nuove strutture: Problemi cronici con il CUP e ritardi nell’attivazione di Case e Ospedali di Comunità (finanziati dal PNRR, ma con ritardi e utilizzo di overbooking). Per Ovada sono previsti posti per pazienti cronici (max 30 giorni), con arrivo anche da altri territori come Valenza.
– Anziani non autosufficienti e RSA: Situazione particolarmente grave. Nel 2025 in provincia di Alessandria solo 393 nuove convenzioni RSA contro 1.267 anziani in attesa. Le rette elevate (circa 2.500 euro) gravano sulle famiglie, spesso costrette a vendere beni o ricorrere a badanti. L’assistenza domiciliare integrata è insufficiente (sotto il 20% in Piemonte).
– Principi costituzionali dimenticati: Sabrina Caneva ha ricordato che il SSN (legge 833/1978, fortemente voluta da Tina Anselmi) si basa su universalità, uguaglianza ed equità, principi messi in secondo piano rispetto a efficienza e razionalizzazione. La salute è un diritto fondamentale (art. 32 Costituzione), non una merce.
Domenico Ravetti (Vicepresidente del Consiglio regionale Piemonte), Roberta Bertolo (segretaria provinciale CGIL), Sabrina Caneva (Assessore comunale e consigliera provinciale)
Iniziative in corso
La CGIL promuove una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare (a partire dal 15 maggio) per rafforzare il SSN e portare la spesa sanitaria al 7,5% del PIL entro il 2030. Verranno organizzati banchetti in piazza.
Antonio D’Este (coordinatore CGIL/SPI Ovada)
Prossimo appuntamento: manifestazione regionale a Chivasso (Torino) il 23 maggio 2026, per rilanciare la mobilitazione dopo quella del 2023.
Conclusioni condivise
L’amministrazione comunale di Ovada (presente con sindaco, assessori e vicesindaco) ha manifestato sostegno all’iniziativa e ha sottolineato l’importanza del tavolo locale sulla sanità. Si è ribadito che la sanità non può essere trattata solo come costo da contenere, ma come investimento strategico per il Paese. Serve invertire la rotta: più risorse, più personale stabile, meno dipendenza dal privato e maggiore attenzione alle cronicità e agli anziani.
L’assemblea ha chiuso un ciclo di incontri territoriali con l’obiettivo di informare i cittadini e mobilitarli sulla difesa della sanità pubblica.
(Riassunto essenziale dei punti principali della registrazione. L’evento ha avuto toni preoccupati ma costruttivi, con focus su dati e proposte concrete piuttosto che su polemiche.)
Riflessione dell’autore articolo sull’indebolimento del SSN: un problema bipartisan, non di un solo “colpevole”
La realtà è più complessa e meno comoda. Il Servizio Sanitario Nazionale (istituito nel 1978 con la legge 833, sotto governi DC con sostegno trasversale) ha vissuto fasi di espansione fino agli anni 2000, ma da circa 15 anni soffre di un sottofinanziamento strutturale che attraversa quasi tutti gli esecutivi, di centrodestra, centrosinistra e tecnici. Non è un complotto unico, ma scelte ricorrenti di priorità di bilancio in periodi di crisi economica, debito pubblico alto e vincoli europei.
Evoluzione per periodi (dati principalmente da Fondazione Gimbe, Osservatorio CPI e fonti ufficiali)
– Fino al 2009: Fase di crescita. La spesa sanitaria pubblica sale dal ~5,5% al 6,8% del PIL. Investimenti in strutture e personale.
– 2010-2019 (decennio dei “tagli” o definanziamento): Il periodo più critico. Secondo Gimbe, alla sanità pubblica sono stati sottratti oltre 37 miliardi cumulativi (25 miliardi nel 2010-2015 per manovre di contenimento, +12 miliardi successivi di risorse promesse ma non erogate o ridotte). Il Fondo Sanitario Nazionale cresce solo nominalmente di ~8-9 miliardi in 10 anni (tasso inferiore all’inflazione), con governi che includono Berlusconi IV, Monti (tecnico, austerità post-crisi 2011), Letta, Renzi, Gentiloni. Le Regioni contribuiscono alla finanza pubblica scaricando sulla sanità. Risultato: blocco assunzioni, turni massacranti, liste d’attesa che peggiorano.
– 2020-2022 (pandemia, governi Conte II e Draghi): Aumenti straordinari per l’emergenza COVID (superato temporaneamente il 7% del PIL). Molte risorse però assorbite dalla gestione crisi, non da riforme strutturali.
– 2023-oggi (governo Meloni): In termini assoluti la spesa è la più alta di sempre (134-138 miliardi nel 2024). Ma in % sul PIL scende (intorno al 6,1%, con proiezioni in calo al 5,8-5,9% nei prossimi anni). Gimbe parla di altri 13,1 miliardi “persi” nel triennio 2023-2025 rispetto a quanto servirebbe per mantenere la quota. Inflazione e costi energetici erodono il potere d’acquisto.
In sintesi: quasi tutti i governi hanno trattato la sanità come “voce comprimibile” quando serviva fare quadrare i conti (crisi 2008, austerity, debito). Pochi hanno investito davvero in modo strutturale per il futuro (personale, prevenzione, territorio). Il risultato è lo stesso: lento spostamento verso il privato per chi se lo può permettere, rinunce alle cure per gli altri (1 italiano su 10 secondo Gimbe), carenza infermieri, demotivazione del personale.
Le guerre e i fondi alla sanità?
Sì, indirettamente hanno un impatto. Nel 2025-2026 la spesa militare italiana ha toccato record: ~48 miliardi di dollari (+20% in un anno), intorno all’1,9-2% del PIL per impegni NATO. Guerre in Ucraina e Medio Oriente hanno spinto riarmo europeo (export armi italiano in crescita, aiuti militari).
Non ci sono “prelievi diretti” dal capitolo sanità al capitolo difesa, ma in un bilancio pubblico vincolato (debito alto, regole UE), ogni euro in più per armi è un euro che non va altrove. Priorità politica: difesa e sicurezza salgono nell’agenda, mentre sanità e welfare sociale rischiano di essere sacrificati per rispettare obiettivi di finanza pubblica. È una scelta di allocazione delle risorse, non un automatismo.