Liguria, il PPN contro la riforma dei porti

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Il Partito Popolare del Nord denuncia con forza una serie di provvedimenti che, approvati nel
disinteresse generale, stanno trasferendo poteri decisionali vitali verso il centro burocratico di
Roma.
Roberto Castelli, Segretario Politico del Partito Popolare del Nord, è categorico: “Assistiamo
mensilmente a un’erosione costante di spazi di autonomia a favore di un centralismo romano
sempre più pervasivo. È preoccupante come, con il beneplacito di chi dovrebbe invece difendere il
territorio, si stiano approvando norme che conferiscono a Roma Capitale poteri regionali e riforme,
o riforme come quella universitaria, dove le graduatorie nazionali per l’accesso alla facoltà di
Medicina penalizzeranno i giovani del Nord.
Siamo di fronte a una svolta centralista della Lega Salvini Premier che tradisce la storia del nostro
territorio. Mi riferisco soprattutto alla riforma dei porti voluta dal Ministro delle Infrastrutture
Matteo Salvini e dal Vice Ministro Edoardo Rixi. Con questo atto si smantella il modello di
autonomia portuale – che per anni ha garantito efficienza grazie a piani regolatori e investimenti
locali – per istituire un ente centrale che farà capo direttamente al MEF. Sarà quindi un ufficio
romano, guidato da un altro esponente leghista che tiene i cordoni della borsa, a decidere dove
spendere i soldi prodotti dai porti del Nord. Il sospetto è che queste risorse verranno dirottate per
finanziare la propaganda del Ponte sullo Stretto e le infrastrutture siciliane, a scapito di eccellenze
come Genova, La Spezia, Trieste e Ravenna”.
A fargli eco è Simona Ballerini, Responsabile del Partito per la Regione Liguria, che focalizza
l’attenzione sulle ripercussioni per la Liguria: “Genova e la Liguria rappresentano il cuore pulsante
della logistica marittima, grazie a una gestione che ha saputo valorizzare le specificità del territorio.
Sottrarre l’autonomia ai porti di Genova e La Spezia significa ignorare decenni di efficienza e
mortificare la nostra terra. Non possiamo accettare che le decisioni strategiche per lo sviluppo ligure
vengano prese altrove, magari per compensare mancanze infrastrutturali in zone prive di scali attivi,
mentre il Nord continua a produrre e tacere. È tempo che il territorio prenda coscienza di questo
scippo silenzioso”.