Introduzione all’evento (13 giugno 2026, Polifunzionale di Lerma)
Sabato 13 giugno 2026, presso il Polifunzionale di Lerma, il Prof. Daniele Grosso Ferrando ha tenuto una affollata conferenza dedicata ad Anthony van Dyck, in occasione della grande mostra Van Dyck l’Europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova a Londra in corso a Palazzo Ducale (20 marzo – 19 luglio 2026).
L’incontro, organizzato dall’Associazione “Un Libro Per Amico” presieduta da Cristina Bassanite nell’ambito degli “Aperi-libri”, è stato aperto dall’assessore Silvano Piorola del Comune di Lerma. In sala era presente anche il Sindaco Bruno Aloisio. Il professore ha guidato il pubblico in un viaggio avvincente attraverso la vita e l’opera del maestro fiammingo, con un’analisi ricca di confronti visivi, dettagli tecnici e contestualizzazioni storiche.
Il relatore ha ricordato anche il tour guidato in programma per martedì 7 luglio 2026 alle ore 15:00 alla mostra (prenotazioni necessarie).
L’assessore Silvano Piorola del Comune di Lerma, il Prof. Daniele Grosso Ferrando
Chi è Anthony van Dyck secondo il Prof. Grosso Ferrando
Nato ad Anversa nel 1599, figlio di un mercante, van Dyck fu un genio precoce. Allievo e collaboratore di Pieter Paul Rubens (di cui divenne il “miglior discepolo”), sviluppò fin da giovanissimo uno stile personale, più misurato, intimista e controllato rispetto alla veemenza energica del maestro.
Tecnica pittorica: pennellata sciolta, veloce, frammentata, quasi “impressionista” ante litteram; straordinaria resa dei capelli mossi, dei pizzi, delle armature scintillanti, dei giochi di luce e ombra; uso magistrale del colore (soprattutto rossi alla Tiziano) e del chiaroscuro.
Modernità: capacità di cogliere l’anima del personaggio, rendendolo vivo e palpitante, quasi “respirante”. Il professore ha più volte sottolineato come van Dyck sembri dipingere con una libertà che anticipa secoli successivi.
Le tappe fondamentali del viaggio artistico
Anversa (primi anni): Autoritratto a 14 anni (firmato con monogramma orgoglioso), ritratti, soggetti mitologici (es. Sileno ebbro), collaborazioni multiple. Influenza decisiva di Rubens ma già una voce autonoma.
Italia (1621-1627), con lunga sosta a Genova (quasi 35 mesi): Periodo cruciale di formazione. Dialogo intenso con i veneziani (Tiziano soprattutto: impianto a fregio, colori ricchi), Caravaggio (realismo) e la classicità antica.
Splendidi ritratti della nobiltà genovese (Luigia Cattaneo, Maria Chiavari Durazzo, gentiluomini in armatura come Ambrogio Spinola, i bambini Giustiniani).
Opere religiose: Matrimonio mistico di Santa Caterina, San Sebastiano, la grande Crocifissione (con eclissi solare) e soprattutto la Santa Rosalia dipinta durante la peste del 1624 a Palermo.
Ritratto di Sofonisba Anguissola (novantenne) eseguito dal vero e conservato nel taccuino italiano dell’artista.
Bruxelles e Londra (ultima fase): Pittore di corte di Carlo I d’Inghilterra dal 1632. Ritratti reali di grande eleganza (doppio ritratto con Enrichetta Maria, ritratti dei figli reali, tra cui Carlo II bambino). Vita sfarzosa, grande successo economico. Muore a Londra nel 1641 a soli 42 anni.
Il professore ha evidenziato come la mostra di Genova metta in luce non solo il grande ritrattista, ma anche il pittore di storia, miti e soggetti religiosi, restituendo la complessità di un artista europeo a tutto tondo.
Il valore della conferenza e del relatore
Il Prof. Daniele Grosso Ferrando ha saputo coniugare rigore storico-critico, passione comunicativa e grande competenza visiva. Docente di storia dell’arte, studioso particolarmente apprezzato per i suoi contributi sull’arte al femminile (Sofonisba Anguissola è stata una delle figure toccanti della serata), ha reso accessibile un grande maestro barocco, sottolineandone la modernità della pennellata e la capacità di “far respirare” i personaggi.
La conferenza si è chiusa con i ringraziamenti all’organizzatrice Cristina Bassanite e un invito a visitare (o rivisitare) la mostra a Palazzo Ducale, uno degli eventi culturali più importanti del 2026 in Italia.