(Un tributo nostalgico a Alice ed Ellen, le dive della mia infanzia che hanno danzato nei nostri sogni)
C’è un vuoto nel cuore di una generazione quando si spegne una luce come quella delle Gemelle Kessler. Alice ed Ellen, nate il 20 agosto 1936 a Nerchau, una piccola cittadina della Sassonia, non erano solo sorelle gemelle: erano un’unica anima divisa in due corpi perfetti, sincronizzati come un valzer eterno. Per me, bambino negli anni ’70, erano le eroine dello schermo: belle da mozzare il fiato, con quelle gambe infinite (105 cm su 178 cm di altezza!), e simpatiche come amiche di giochi segreti, sempre con un sorriso complice e una battuta che scioglieva ogni tensione. Ma la loro storia è molto di più di un ricordo televisivo. È un’epica di resilienza, talento e amore fraterno, segnata da ombre profonde e da una fine che, nella sua tragicità, è poetica come un addio coreografato. Ecco la loro vita, passo dopo passo, per onorarle come meritano.
Un’Infanzia Rubata dalla Guerra e dal Dolore
Alice ed Ellen nacquero in una Germania divisa dal destino. Nerchau, la loro culla, finì nella Repubblica Democratica Tedesca dopo la Seconda Guerra Mondiale, un mondo di cemento e paure sotto il regime comunista. Fin da bambine, a soli sei anni, furono spinte verso la danza: una scuola rigorosa che divenne rifugio e passione. Ma l’infanzia fu un incubo. Il padre, Paul, era un uomo violento, un’ombra che picchiava la madre Elsa senza pietà, lasciando nei cuori delle figlie una cicatrice profonda sul matrimonio e sulla famiglia. “Papà maltrattava mamma”, raccontarono anni dopo in interviste toccanti, rivelando come quel modello tossico le avesse rese allergiche all’idea di un’unione formale.
La guerra portò lutti atroci: persero i fratelli, inghiottiti dal caos bellico. A undici anni, già danzavano nel programma per adolescenti del Teatro d’Opera di Lipsia, un precoce addio all’innocenza. “Abbiamo iniziato a lavorare a 15 anni in piccoli cabaret a Düsseldorf, senza la leggerezza dei coetanei”, dissero. Nessun ballo tra amici, solo sudore e sopravvivenza. A 16 anni, la famiglia fuggì nella Germania Ovest, a Düsseldorf, inseguendo la libertà. Fu lì, tra le luci del Palladium, che sbocciarono come artiste: a 18 anni, ballerine professioniste, pronte a conquistare il mondo.
L’Inizio nel Mondo dello Spettacolo: Da Parigi all’Italia, un Volo Inarrestabile
Il debutto fu un’esplosione. Tra il 1955 e il 1960, si unirono alle leggendarie Bluebell Girls al Lido di Parigi, danzando accanto a giganti come Frank Sinatra e Fred Astaire. Il cinema le chiamò presto: “Finché ci saranno belle ragazze” (1955), “La garçonne” (1957), e nel 1959 rappresentarono la Germania Ovest all’Eurovision con “Heute Abend wollen wir tanzen geh’n”, classificandosi ottave ma rubando il cuore d’Europa.
Poi, l’Italia. Il 16 gennaio 1961 – lo stesso giorno dell’inaugurazione dell’aeroporto di Fiumicino – atterrarono a Roma per “Giardino d’inverno”, il varietà di Antonello Falqui con Gorni Kramer e il Quartetto Cetra. Lancio immediato: “Pollo e champagne” e “Concertino” divennero tormentoni. La Rai le accolse a braccia aperte, ma con un pizzico di pudore bigotto: il direttore Ettore Bernabei impose calzamaglie nere per coprire quelle gambe “scandalose”. Eppure, il pubblico impazzì. “Studio Uno” (1961-1966) le rese icone: discese lentissime dalle scale, sincronia perfetta, e quel “Da-da-un-pa” che ancora oggi mi fa sorridere. Canzonissima, La Prova del 9, Milleluci con Mina e Raffaella Carrà: erano ovunque, ballerine, cantanti, attrici. Al cinema, brillarono in “Il giovedì” di Dino Risi (1964) con Walter Chiari, “I complessi” con Alberto Sordi (1965), e “Sodom and Gomorrah” (1963). Dischi come “La notte è piccola” e “Viola, violino e viola d’amore” (con Enrico Maria Salerno) scalarono le classifiche. Erano le “gambe della nazione”, un duo che incarnava gioia e libertà in un’Italia che rinascita.
Gli Amori: Passioni Brevi, Legami Eterni, e la Scelta Radicale
Dietro la facciata scintillante, cuori che battevano forte. Non si sposarono mai, né ebbero figli – una scelta consapevole, nata dal legame indissolubile tra loro e dal trauma familiare. “Non avendoli avuti, non sappiamo cosa ci manca”, dissero con ironia. Vivevano in simbiosi: “Se una fosse caduta in stato vegetativo, l’altra l’avrebbe aiutata a morire”. Ellen, più posata, visse un amore epico: vent’anni con Umberto Orsini, nato per gioco negli anni ’60, e una notte indimenticabile con Burt Lancaster a Parigi. Alice, impulsiva e vivace, confessò “venti uomini in un anno” in gioventù, ma il grande fuoco fu con Enrico Maria Salerno (fine ’60-inizi ’70), incontrato sul set del loro film: una passione pubblica, nonostante lui fosse sposato. E flirt fugaci, come con Marcel Amont o quasi con Giulio Andreotti, Esiste un aneddoto, raccontato da Ellen Kessler, secondo cui il politico avrebbe invitato le sorelle a pranzo nella sua casa di Fiuggi. L’invito non fu mai accettato dalle gemelle. Amori che alimentarono la loro arte, ma mai al prezzo della loro unione: “Il nostro vero matrimonio è tra noi due”.
Il Fine Carriera: Un Ritorno alle Radici, con Grazia e Ironia
Negli anni ’80, il ritmo rallentò. Conducevano “Buonasera con… Alice ed Ellen Kessler” (1981), “Al Paradise” (1984), “La fabbrica dei sogni” (1987-1988), e posarono per Playboy (1975), vendendo record di copie. Ma nel 1986 tornarono in Germania, a Grünwald vicino Monaco: due appartamenti comunicanti, separati da una parete scorrevole. “Volevamo normalità”, spiegarono. Non sparirono del tutto: nel 2011, a 75 anni, tornarono in Italia per il musical “Dr. Jekyll e Mr. Hyde” di Giancarlo Sepe, accanto a Ulrich Tukur. Apparizioni in “Tatort”, “Rockpolitik” con Celentano (2006), “Lasciami cantare” (2011), e “Techetechetè” (2015). Fino a 80 anni, 40 minuti di ginnastica quotidiana: eleganti, ironiche, eterne.
La Tragica Fine: Insieme, Come Sempre – La Scelta dell’Ultima Danza
Il 17 novembre 2025, a 89 anni, Alice ed Ellen si sono spente nella loro casa di Grünwald. Trovate senza vita, unite come in vita. Secondo il Bild e indagini preliminari, fu suicidio assistito – legale in Germania per chi soffre incurabilmente. Avevano scelto la data mesi prima, fedeli al patto: “Non possiamo vivere l’una senza l’altra”. La polizia ha escluso terzi, confermando la volontà. Nel testamento, ceneri in un’unica urna con la madre Elsa e il cane Yello, e eredità a Medici Senza Frontiere: “Rischiano la vita per gli altri, come noi abbiamo rischiato per la libertà”. Perché? L’età, forse malattie silenziose, ma soprattutto l’amore: “La nonna visse con la sua gemella dopo la morte del marito. Noi faremo lo stesso, ma all’inverso”. Una fine tragica, sì, ma coerente – un’uscita di scena regale, senza fanfare, solo loro due.
Le Gemelle Kessler non sono scomparse: vivono nei nostri ricordi, in quel “Da-da-un-pa” che parte e ci riporta bambini. Belle, simpatiche, forti. Hanno danzato contro il buio e vinto, fino all’ultimo passo. Grazie, Alice ed Ellen, per averci insegnato che la sincronia perfetta è l’amore vero. Riposate insieme, farfalle dorate.
Foto delle Gemelle Kessler, Riprodotta a fini di commento e critica, ai sensi dell’art. 70 della Legge 633/1941.