La storia degli Oasis: da Manchester al mondo, tra genio, caos e leggenda
di Roberto Biasotti –
Gli Oasis sono molto più di una band: sono il simbolo del Britpop, un fenomeno culturale degli anni ’90 e uno dei gruppi rock più carismatici e turbolenti di sempre. Guidati dai fratelli Gallagher — Noel, il genio compositivo e chitarrista, e Liam, il frontman selvaggio e voce iconica — hanno venduto oltre 70 milioni di dischi, riempito stadi e incarnato l’arroganza, l’orgoglio operaio e il sogno britannico.
Le origini (1991-1994)
Tutto inizia a Manchester, nel quartiere di Burnage, da una band chiamata The Rain. Liam Gallagher (voce), Paul “Bonehead” Arthurs (chitarra), Paul “Guigsy” McGuigan (basso) e Tony McCarroll (batteria) suonavano con scarso successo. Liam, ispirato da un concerto degli Stone Roses, propose di cambiare nome in Oasis dopo aver visto un poster di un centro ricreativo.
Nel 1991 arrivò il pezzo mancante: il fratello maggiore Noel, roadie degli Inspiral Carpets e autore di un sacco di canzoni. Noel accettò di unirsi solo a condizione di essere il leader e l’unico compositore principale. Da quel momento il suono cambiò: essenziale, potente, con riff diretti e melodie irresistibili.
Dopo anni di locali e demo, la svolta arrivò nel 1993 al King Tut’s di Glasgow: Alan McGee della Creation Records li vide per caso e li ingaggiò subito. Nel 1994 uscì Definitely Maybe, album di debutto più venduto della storia britannica all’epoca. Brani come Supersonic, Live Forevere Cigarettes & Alcohol esplosero. Gli Oasis erano ruvidi, arroganti e irresistibili: “Non siamo arroganti, pensiamo solo di essere la band migliore del mondo” (Noel).
L’apice: Britpop, Morning Glory e Knebworth (1995-1996)
Il 1995 fu l’anno della consacrazione. Con il nuovo batterista Alan White uscì (What’s the Story) Morning Glory?, uno dei dischi più venduti di sempre nel Regno Unito (oltre 4 milioni solo lì). Wonderwall, Don’t Look Back in Anger e Champagne Supernova diventarono inni generazionali. La rivalità con i Blur (“Battle of Britpop”) finì sulle prime pagine: i Blur vinsero la sfida dei singoli, ma gli Oasis vinsero la guerra della cultura pop.
Nel 1996 toccarono l’apice con due concerti storici a Knebworth Park: 250.000 spettatori in due sere, oltre 2,5 milioni di richieste di biglietti. Era “Oasis mania”. Sembravano invincibili.
Discordie, eccessi e declino creativo
Ma gli Oasis erano anche litigi epici, droga, alcol e caos. I fratelli Gallagher si scontravano continuamente, spesso in pubblico. Nel 1997 uscì Be Here Now: attesissimo, vendette tantissimo il primo giorno ma fu criticato per la lunghezza e la mancanza di ispirazione. Molti lo considerano l’inizio della discesa.
Tra il 1999 e il 2000 se ne andarono Bonehead e Guigsy. Arrivarono Gem Archer e Andy Bell. Standing on the Shoulder of Giants (2000) segnò un suono più psichedelico e sperimentale. Seguirono Heathen Chemistry (2002) e Don’t Believe the Truth (2005), che riportarono la band su buoni livelli, con Liam che iniziava a scrivere di più.
Nel 2008 Dig Out Your Soul chiuse dignitosamente la fase storica. Ma i rapporti tra i fratelli erano ormai logori.
Lo scioglimento (2009)
Il 28 agosto 2009, durante il festival Rock en Seine a Parigi, l’ennesimo litigio furioso portò Noel ad abbandonare il palco e la band. “Non riesco più a lavorare con Liam un giorno di più”, scrisse nel comunicato. Finiva così un’epoca. Liam formò i Beady Eye (poi sciolti), Noel i High Flying Birds. Entrambi ebbero successo da solisti, ma la ferita tra loro rimase aperta per anni.
La reunion (2024-oggi)
Il 27 agosto 2024, esattamente 15 anni dopo lo scioglimento, arrivò la notizia bomba: gli Oasis tornano. Il tour Oasis Live ‘25 ha fatto impazzire i fan: biglietti esauriti in pochissimo tempo. I primi concerti (luglio 2025 a Cardiff) hanno confermato che la chimica tra i due fratelli, pur sempre esplosiva, è ancora lì. Nel novembre 2026 entreranno nella Rock and Roll Hall of Fame.
Oggi gli Oasis rappresentano la nostalgia di un’epoca in cui il rock era arrogante, grandioso e imperfetto. Non erano perfetti, anzi: erano litigiosi, eccessivi, a volte autodistruttivi. Ma proprio per questo hanno creato un legame fortissimo con il pubblico. Hanno dato voce a una generazione che voleva credere di poter essere “the best band in the world”.
E per un po’, lo sono stati davvero.
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