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La natura selvaggia che sta dilagando nella società italiana

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di Nico Colani
L’8 gennaio 2026, a Novi Ligure, in piazza XX Settembre, un agente della Polizia Municipale è stato trascinato per alcuni metri da un automobilista infuriato. L’uomo era stato fermato per aver usato il cellulare alla guida: dopo aver ricevuto la sanzione, ha reagito con violenza, ripartendo e investendo intenzionalmente l’agente, che è caduto sulla carreggiata ed è stato portato in pronto soccorso. Fortunatamente non ha riportato gravi conseguenze, ma l’episodio – ricostruito grazie a testimonianze e telecamere – ha portato all’identificazione e alla denuncia del responsabile.

Non si tratta di un caso isolato. Le aggressioni a chi rappresenta l’autorità o svolge un servizio pubblico sono in aumento in tutta Italia. Medici e infermieri nei pronto soccorso subiscono violenze quotidiane: nel 2024 sono stati registrati oltre 18.000 episodi denunciati, con un incremento del 33% rispetto all’anno precedente, e nei primi mesi del 2025 si è già osservato un ulteriore balzo del 37%. Le forze dell’ordine non sono da meno: nel solo 2024, l’Osservatorio ASAPS ha contato 2.695 aggressioni fisiche durante controlli stradali, con Polizia di Stato e Carabinieri tra i più colpiti.

E poi c’è la violenza di genere, un dramma che non accenna a diminuire. Secondo i dati più recenti del Ministero dell’Interno e Istat, nel 2023 sono state denunciate oltre 6.200 violenze sessuali, un numero stabile ma sempre allarmante. La maggior parte degli autori è italiana, ma la sproporzione rispetto alla quota di popolazione straniera (circa l’8-9%) evidenzia un problema legato anche a marginalità e mancata integrazione. Nessuno va giustificato: italiani o stranieri, chi commette questi reati deve pagare con pene esemplari. Ma è evidente che, senza controlli efficaci sulla clandestinità e politiche di integrazione reale, il fenomeno non calerà in modo significativo.

La violenza non si ferma alle istituzioni: è entrata nelle quotidianità. Giovani sempre più irrispettosi, spesso cresciuti in famiglie dove i genitori sono assenti o, al contrario, iperprotettivi al punto da aggredire gli insegnanti per un voto basso. Nel 2024/2025, il Ministero dell’Istruzione ha registrato decine di episodi di questo tipo, con genitori responsabili di quasi la metà delle aggressioni al personale scolastico. La rabbia stradale esplode per un clacson o una precedenza negata; le liti condominiali diventano cronaca nera. I condomini, con la loro convivenza forzata in spazi ristretti, amplificano tensioni che sfociano in conflitti.

E i giovani? Osservano una società frammentata, dove i valori sembrano svaniti. Influenzati da modelli devianti – dalla trap che glorifica eccessi alla cultura del “tutto e subito” – molti finiscono per disimpegnarsi. In Italia, nel 2024, il 15,2% dei giovani tra i 15 e i 29 anni era NEET: non studia, non lavora, non si forma. Un dato in calo rispetto agli anni precedenti, ma ancora tra i più alti d’Europa, con picchi al Sud oltre il 23%.

Dove stiamo andando? Questa “natura selvaggia” non è inevitabile. È figlia di una società liquida, stressata dalla crisi economica, dalla tecnologia che amplifica la rabbia, dalla disgregazione familiare e da un individualismo estremo che ha eroso il rispetto per l’altro e per le regole.

Ma c’è una via d’uscita. Bisogna ripartire dall’educazione: rafforzare l’educazione civica nelle scuole, con programmi che insegnino empatia, gestione della frustrazione e valori condivisi. Coinvolgere le famiglie in percorsi obbligatori di supporto genitoriale. Promuovere l’integrazione reale per i migranti, con corsi di lingua e cultura italiana, e pene severe per chi delinque. Rendere la giustizia più rapida ed esemplare, con presidi di sicurezza nei luoghi a rischio – ospedali, strade, scuole.

E soprattutto, recuperare le nostre radici: tradizioni di comunità, solidarietà, rispetto per chi lavora al servizio degli altri. Non con nostalgie sterili, ma con azioni concrete – dal volontariato obbligatorio per i giovani al sostegno alle associazioni locali.

La società si salva solo se ognuno fa la sua parte: genitori che educano, cittadini che denunciano, istituzioni che agiscono. Altrimenti, questa selvaggia dilagherà davvero. Ma io credo che siamo ancora in tempo per invertire la rotta.