Il Presepe senza Volti di Bruxelles e Gesù in Manette a Chicago

Il Presepe senza Volti di Bruxelles e Gesù in Manette a Chicago

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di Nico Colani

Basta un Natale per capire dove stiamo andando.

Quest’anno a Bruxelles, nel cuore d’Europa, nella Grand Place, hanno messo un presepe senza volti.

Figure di stoffa colorata, vuote, anonime. Gesù Bambino è un fagotto senza lineamenti.

L’artista lo ha chiamato “inclusivo”. Io lo chiamo Natale fantasma.

Pochi giorni dopo, qualcuno ha rubato proprio la statuina del Bambino. Non so se sia stato un atto di disperazione o di ribellione, ma di sicuro non è stato un caso.

Nello stesso periodo, a Evanston (vicino Chicago), una chiesa ha deciso di fare di meglio: ha messo Gesù Bambino in manette di plastica, con la coperta termica dei centri di detenzione per migranti, Maria con la maschera antigas e i Re Magi respinti alla frontiera da agenti dell’ICE.

Il messaggio è chiaro: “Ecco cosa succederebbe se la Sacra Famiglia arrivasse oggi in America”.

Peccato che per fare politica sociale si sia scelto di umiliare il simbolo più innocente e universale che abbiamo.

E poi ci sono le solite crociate contro il crocifisso nelle scuole, le vignette blasfeme spacciate per satira, le installazioni “artistiche” che sembrano fatte apposta per ferire chi ancora crede o semplicemente rispetta la tradizione. Proprio oggi, alla fiera “Più libri più liberi” a Roma, Nichi Vendola – ospite nel panel con il giornalista Carmelo Lopapa – ha presentato il suo libro *Sacro queer* e ha dichiarato senza mezzi termini: “Tutti i personaggi chiave del Vangelo sono queer”. Da Maria di Nazareth alla Maddalena, fino al Buon Samaritano, che “nel mondo di Salvini sarebbe un trans, uno zingaro”. Queer, per lui, è chi sfugge alle etichette, chi è “insolito”. Un’interpretazione che vuole essere provocatoria e inclusiva, ma che per molti suona come un’altra forzatura ideologica, un modo per riscrivere il Sacro a misura di agenda politica, riducendo la fede a strumento di dibattito contemporaneo.

Ma la domanda è semplice: perché?

Perché non possono semplicemente lasciarci in pace?

Chi non crede non è obbligato a inginocchiarsi. Chi non ama il Natale può spegnere le luci e passare oltre.

Perché questo bisogno ossessivo di svuotare, ridicolizzare, sostituire ciò che per secoli ha tenuto insieme le nostre comunità?

Non è inclusione.

È sostituzione.

È il tentativo di cancellare le radici cristiane dell’Europa e dell’Occidente non con il dialogo, ma con l’irrisione sistematica.

È più facile colpire il cristianesimo: non reagisce con violenza, non minaccia, al massimo prega.

Provate a fare lo stesso con altri simboli religiosi e vediamo quanto dura la “libertà d’espressione”.

Io non chiedo privilegi.

Chiedo rispetto.

Lo stesso rispetto che pretendiamo quando si parla di altre fedi, di altre culture, di altre sensibilità.

Se il presepe dà fastidio, non guardatelo.

Se il crocifisso in aula vi offende, abbassate lo sguardo.

Ma non toccateli.

Non li svuotate di senso per dimostrare quanto siete moderni e aperti.

Perché alla fine quello che resta è solo il vuoto.

Un vuoto che non rende nessuno più libero, più felice, più fratello.

Rende solo tutto più freddo.

Questo Natale, più che mai, difendiamo il diritto di avere un Bambino con il volto.

Di chiamarlo Gesù.

Di metterlo in una mangiatoia e non in manette.

Di ricordarci che è nato per tutti, anche per chi oggi vorrebbe cancellarlo.

Buon Natale vero,

a chi crede e a chi semplicemente non vuole che glielo portino via.

Il Presepe senza Volti di Bruxelles e Gesù in Manette a Chicago