Il Pacco dei Cinesi: tassa sul pacco
di Nico Colani
Se c’è una cosa che gli Italiani sanno fare con maestria è fare una legge per poi aggirarla, come un giocatore di biliardino che sa dove finirà il pallino prima ancora che inizi la partita. E così è nato il famigerato contributo doganale sui pacchi provenienti da fuori Unione Europea: 2 euro a pacco, applicato alle spedizioni con valore dichiarato inferiore a 150 € (la soglia di “modico valore”). L’idea, bella e semplice, era di render più equa la gestione della montagna di pacchetti provenienti soprattutto dalla Cina. Ma come spesso accade da queste parti, la realtà è diventata più buffa della satira.
Che cosa prevede esattamente la tassa?
Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una norma della Legge di Bilancio che introduce un contributo doganale di 2 € per ogni pacco extra-UE sotto i 150 € di valore, da versare per coprire i costi amministrativi delle dogane italiane. Fino al 28 febbraio 2026 c’è stato un periodo transitorio in cui le dogane e i corrieri potevano registrare e dichiarare i contributi in modo differito, senza sanzioni immediate, per dare tempo ai sistemi informatici di adeguarsi.
🇪🇺 Ma l’Europa ha detto “Anche noi!” (quasi)
In realtà la discussione sul controllo dei pacchi low-cost è più grande e riguarda tutta l’Unione Europea. A Bruxelles è stato infatti approvato un dazio temporaneo di 3 € per ogni pacco sotto i 150 € importato nell’UE, con iniziativa dell’Ecofin (il gruppo dei Ministri delle Finanze) per arginare la “concorrenza sleale” dei marketplace extra-UE. Questo dazio dovrebbe entrare in vigore dal 1° luglio 2026 e restare fino a una riforma permanente che arriverà solo formalmente nel 2028.
Il paradosso italiano: il grande “giro dei pacchi”
E qui cominciano le peripezie. Perché gli operatori logistici, i grandi corrieri (DHL, UPS, ecc.) e chi lavora con spedizioni internazionali hanno immediatamente capito che applicare quei 2 euro a Malpensa e in altri scali italiani rischiava di essere un pessimo affare. E così, per aggirare la tassa o semplificare procedure, una strategia che circola è far transitare e sdoganare la merce in altri Paesi UE (come Romania, Bulgaria, Paesi Bassi o Germania) dove non si applica — almeno nelle stesse modalità italiane — il contributo nazionale italiano; dopo lo sdoganamento, i pacchi entrano nel mercato unico europeo e raggiungono l’Italia come “merci UE”, senza pagare i 2 €.
Il risultato? Secondo alcune fonti, gli sdoganamenti in Italia sono diminuiti drasticamente (si parla di circa -45% nei primi giorni dell’anno), con conseguente calo di traffico merci e voli cargo, e con Malpensa che rischia di vedere meno attività logistica legata alle micro-spedizioni dall’Asia.
L’effetto collaterale: più camion, più traffico, più… inquinamento?
Quello che doveva essere un contributo per “mettere ordine e coprire i costi amministrativi” si è trasformato, nelle pieghe pratiche, in un incentivo a spostare le dogane altrove, spesso con trasporti via camion o trasbordi più lunghi. In altre parole:
– meno lavoro per i terminal italiani,
– più chilometri per i camion che devono portare merci tra scali europei,
– più traffico, più rumore e più emissioni — il contrario dell’efficienza che la legge voleva incentivare (e magari anche il contrario di alcuni obiettivi ambientali UE).
Un lettore di Reddit lo sintetizza con crudele ironia:
“La tassa da 2 euro doveva danneggiare i cinesi, invece sta danneggiando l’Italia. E intanto gira il camion più del necessario.”
E il consumatore finale?
Nel frattempo il rischio è che i consumatori europei che comprano online da fuori UE (Cina, USA, UK, ecc.) finiscano per pagare di più, non solo per il contributo italiano o quello UE, ma anche per il costo logistico superiore causato dai percorsi più tortuosi. Mentre chi ordina merci regolarmente da piattaforme come AliExpress o Shein potrebbe ritrovarsi a scegliere tra tempi più lunghi, costi logistici superiori… o spedizioni “esterne UE” che evitano la tassa a casa nostra.
Conclusione satirica (ma non troppo)
Alla fine l’Italia ci ha provato con un contributo da 2 euro. È la tassa che doveva essere semplice, equa, “contro la concorrenza sleale”. Ma come ogni tassa italiana che si rispetti, ha trovato il breve corridoio per aggirarla, ha fatto nascere nuovi percorsi logistici, ha spostato flussi da Malpensa ad altri hub e ha generato… più traffico, più percorsi più lunghi e quella che potremmo chiamare la “escalation del camion senza senso”.
In sintesi: l’Italia ha fatto la legge, i pacchi hanno fatto l’autostrada.
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