Il Carnevale di Acqui Terme: una festa che fa storia e che è da sempre un successo.
Quando arriva il Carnevale, ad Acqui Terme l’aria cambia, il centro cittadino ha il profumo dei dolci, le risate dei bambini, la musica che rimbalza sotto i portici. Non è solo una sfilata: è il Carvè di Sgaientò, un pezzo dell’anima degli acquesi.
Il momento più atteso è quando compaiono Re Sgaientò e la sua Regina. Avanzano tra la folla, con i costumi eleganti e il seguito festante. Quello è il momento che anche gli adulti tornano bambini. Tutti si stringono, le macchine fotografiche e gli smartphone si alzano, qualcuno saluta in dialetto.
Il nome “sgaientò” vuol dire scottato. È un richiamo diretto alla Bollente, la sorgente termale, cuore vivo della città. La tradizione popolare racconta che i bimbi acquesi, toccati simbolicamente da quell’acqua calda, diventavano appunto “sgaientò”, figli autentici di questa terra.
Quando al Re vengono consegnate le chiavi della città, il potere passa simbolicamente alla festa. E’ la cerimonia che apre tutto; un rito che per me segna davvero l’inizio: la scottatura simbolica. La folla fa silenzio, poi parte l’applauso, e il Carnevale esplode. Da lì in avanti non c’è più spazio per la routine quotidiana: solo coriandoli, musica e allegria. Le maschere che si incontrano camminando tra le vie, alcune richiamano la storia cittadina, con abiti d’altri tempi; altre prendono in giro politici e mode del momento con carri satirici e pupazzi giganteschi. Ma i veri protagonisti sono i bambini, che riescono a trasformare ogni angolo in una piccola favola colorata.
Dietro ogni costume, ogni carro ci sono mesi di lavoro, serate passate nei capannoni, colla, cartapesta, amicizia. È questo che rende unico il Carnevale: la partecipazione vera.
Quando partono i carri, le bande suonano, piovono coriandoli, gli sbandieratori fanno evoluzioni con le loro bandiere, qualcuno improvvisa un ballo. Quando il Re saluta la folla, questa applaude come in un rito antico e vivo allo stesso tempo.
Il Carnevale di Acqui Terme non è soltanto una tradizione: è un abbraccio collettivo che si rinnova, è memoria, è identità di una città.









