Il cambio del potere d’acquisto: come ci hanno tolto il benessere in modo lento e remissivo.

Il cambio del potere d’acquisto: come ci hanno tolto il benessere in modo lento e remissivo.

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di Nico Colani
Se hai meno di quarant’anni, probabilmente pensi che fare sacrifici enormi per pagare un affitto, non riuscire a mettere da parte un euro e rinviare l’idea di una famiglia sia la normalità. Ti hanno insegnato a pensare che “il mondo è sempre stato così”.

Butta via questa convinzione. È una bugia.

Facciamo un salto indietro agli anni ’80, il tempo dei nostri genitori o nonni. Con un solo stipendio medio (operaio, impiegato, insegnante) si mangiava tutti i giorni, si pagavano le bollette senza angoscia, si facevano le vacanze estive e, soprattutto, si comprava casa. Non era un lusso per pochi: era la vita ordinaria di milioni di famiglie.

Oggi, anche con due stipendi in casa, spesso si arriva a fine mese con il fiatone. Cosa è successo?

Il gioco delle tre carte con i nostri soldi

La differenza non sta tanto nel numero scritto sulla busta paga, ma in quello che ci puoi comprare davvero: il potere d’acquisto.

Negli anni ’80 esisteva la scala mobile, un meccanismo automatico che adeguava gli stipendi all’inflazione. Se saliva il costo del pane, della benzina o delle bollette, saliva anche la busta paga. Il salario era protetto.

Quel meccanismo è stato prima limitato (decreto Craxi 1984) e poi abolito definitivamente nel 1992. Da allora i prezzi di tutto ciò che serve per vivere (casa, cibo, energia, trasporti) sono schizzati, mentre i salari reali sono rimasti stagnanti o sono arretrati. Negli ultimi 30 anni l’Italia è l’unico grande Paese europeo dove i salari reali sono sostanzialmente fermi o in calo, a differenza di Germania, Francia e media Ocse.

Il grande muro della casa

Il confronto più spietato è sul mattone. Negli anni ’80 bastavano circa 8-12 annualità di stipendio per comprare un appartamento medio (varia per città, ma accessibile con un mutuo su posto fisso). Le banche concedevano finanziamenti perché il lavoro stabile era la norma.

Oggi servono mediamente 15-20 annualità (fino a 6-7 anni di stipendio netto in alcune grandi città, con picchi molto più alti), e spesso di più nei centri urbani. I prezzi delle case sono cresciuti molto più velocemente degli stipendi (fino a 14 volte il rapporto in alcuni calcoli). Gli affitti nelle grandi città si mangiano oltre il 50% di uno stipendio medio. Il contratto precario o a termine rende il mutuo un miraggio.

La rana bollita: come ci hanno tolto il benessere senza farsi sentire

Hanno usato la tecnica della rana bollita: acqua tiepida alzata grado dopo grado. Hanno tolto i diritti un pezzetto alla volta – scala mobile, contratti precari, flessibilità a senso unico – dicendo che era per “competitività”. I sindacati hanno spesso accompagnato questo indebolimento.

Se una mattina ti svegliassi con lo stipendio dimezzato e la casa diventata inaccessibile, scenderesti in piazza. Le classi dirigenti lo sanno. Per questo hanno usato la tecnica della rana bollita: metti la rana in acqua tiepida e alzi la temperatura un grado alla volta. Non si accorge di niente e finisce cotta.

Hanno tolto i diritti un pezzetto alla volta: prima la piena indicizzazione dei salari, poi i contratti a termine generalizzati (riforme Treu, Biagi, Jobs Act), gli stage gratuiti, il precariato strutturale, la flessibilità a senso unico. Ti hanno detto che serviva per “competitività” e “modernità”. Il risultato è un lavoratore ricattabile: dietro di te ci sono sempre dieci persone disposte a prendere il tuo posto per meno soldi e meno diritti.

I sindacati storici hanno spesso accettato o accompagnato questo indebolimento passo dopo passo, in nome di compromessi con la politica e Confindustria.

I veri colpevoli (alla luce del sole)

Non serve immaginare complotti con uomini incappucciati. La realtà è più banale e visibile.

Le grandi multinazionali e soprattutto i colossi dei fondi di investimento globali (BlackRock, Vanguard e simili) gestiscono patrimoni enormi – decine di migliaia di miliardi di dollari, più del PIL di molti Stati. Il loro obiettivo è massimizzare i rendimenti per gli azionisti: comprimere i costi del lavoro, delocalizzare dove i salari sono più bassi, ottimizzare fiscalmente, influenzare (legalmente) le politiche attraverso lobbying e azionariato.

La politica e l’Unione Europea hanno assecondato questo modello per decenni: trattati che privilegiano la libera circolazione di capitali e merci, regole di austerità e contenimento della spesa pubblica, priorità alla stabilità finanziaria e al mercato unico più che alla coesione sociale e salariale. Si è salvato il sistema bancario, si è compresso il welfare e la protezione del lavoro.

La ricchezza si produce ancora (e spesso di più grazie a tecnologia e produttività), ma si concentra sempre più in alto. Non scende più nelle tasche di chi produce.

La responsabilità italiana: il popolo dormiente

Questo indebolimento non è solo “subito”. Gli italiani hanno spesso reagito con escamotage individuali: doppio lavoro, aiuti familiari (i genitori che regalano o prestano per la casa), economie creative, lavoro nero o grigio, rassegnazione e “arrangiarsi”. Manca una reazione collettiva, organizzata, continua. E prima o poi la pentola bolle del tutto.

Ad ogni azione serve una reazione. Se manca la reazione, le azioni non si fermano. Il sistema ha contato proprio su questa passività: “tanto si arrangiano”. Ma dai e dai, la pentola arriva a bollore. Quando tutti saranno cotti, non ci sarà più margine per reagire.

Conclusione: riprendersi la dignità

Capire il meccanismo è il primo passo per smettere di subirlo passivamente. Il lavoro deve tornare a essere strumento di libertà e dignità, non una catena per sopravvivere fino al prossimo stipendio.

Non serve rimpiangere il passato mitizzato, ma pretendere che il presente e il futuro restituiscano un patto sociale decente: salari dignitosi legati alla produttività, casa accessibile, riduzione del precariato, politica che difenda i cittadini prima dei mercati.

Il benessere non è un diritto automatico, ma nemmeno una chimera del passato. È una conquista che va difesa e riconquistata, ogni giorno, con consapevolezza e senza più remissività. Altrimenti la rana sarà definitivamente bollita.

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