Giuliana Sgrena una giornalista scomoda

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di Massimo Iaretti

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Giuliana Sgrena è una giornalista di ampia esperienza che, come inviata de “Il Manifesto’ ha seguito diverse situazioni di conflitti, sociali e di guerra, in molte parti del mondo: Algeria, Somalia, Palestina, Afghanistan, Iraq. In quest’ultimo Paese venne rapita il 4 febbraio 2005 e liberata con l’intervento dei servizi segreti italiani il 4 marzo successivo in circostanze che costarono la vita – ad opera di soldati americani – a Nicola Calipari del Sismi. Alessandrasarà.it l’ha incontrata giovedì sera in occasione di una sua presentazione di ‘Me la sono andata a cercare – Diario di una reporter di guerra’ edito da Laterza, ennesima tappa di un tour che finora ha visto una settantina di incontri in tutta Italia. In questa opera ‘fotografa’ con obiettivo crudo ma assolutamente realistico le sue esperienze da giornalista sul campo, quelle nei Paesi musulmani, in particolare sulla condizione delle donne, aprendo spiragli di lettura e di storia che il circuito massmediatico spesso non coglie o non vuole cogliere. Rispetto alle sue idee, che non ha mai nascosto, si può essere d’accordo o in disaccordo ma non si può, anzi si deve riconoscere la sua capacità di scrittura e la sua coerenza nel scrivere cose che magari non sono all’insegna del ‘politically correct’. E, a prescindere, è un peccato che non sia più tanto presente sui media.
Prima che iniziasse nella sala Giumelli della casa di riposo di Casale Monferrato, il suo dialogo con Alberto Deambrogio, segretario regionale del Prc, già consigliere regionale e uomo di lettere, le abbiamo rivolto alcune domande, scoprendo di avere una ammirazione comune per Enrico Mattei.

Come nasce questo libro ?

Dopo 20 anni nei quali sono stata accusata di essermela ‘andata a cercare’ e e mi ero sempre difesa dicendo che ero stata rapita mentre stavo facendo il mio lavoro di cercare le notizie e verificarle. Quando sono stata rapita stavo andando a cercare dei profughi per parlare delle armi chimiche al fosforo bianco usate dagli Usa contro gli iracheni a Falluja. Non ho potuto scriverlo per ovvie ragioni ma è singolare che gli americani abbiano mosso guerra perché Saddam aveva le armi di distruzione di massa. In ogni caso non era la prima volta che mi trovavo in zone dove c’erano conflitti sono stata anche in Somalia, in Afghanistan, in Algeria durante il ‘decennio nero’, in Palestina

Si definisce una reporter di guerra ?

Non amo questa classificazione. La guerra non è il mio mestiere. Poi capisco che ci debbano essere delle esigenze editoriali per arrivare al pubblico.

Come è fare il giornalista oggi in zone di guerra ?

In Ucraina racconti soltanto quello che ti fanno vedere. Dall’altra parte del fronte non è possibile andare. E poi c’è Gaza dove c’è un genocidio senza testimoni stranieri. I 240  giornalisti uccisi sono stati un prezzo alto in questa guerra.

Nel suo ultimo libro cita Enrico Mattei  ….

Da parte della presidente del Consilgio Meloni c’è un po’ di utilizzo strumentale del nome di Enrico Mattei che ad Algeri è considerato moltissimo per l’appoggio che diede agli algerini ed al FLN per la lotta di Liberazione e nel negoziato con i francesi per lo sfruttamento delle loro riserve petrolifere. L’attuale Piano Mattei con Enrico Mattei non ha niente a che vedere. Se si va a vedere si è andati a facilitare i contatti tra il Governo algerino e le nostre imprese…

Lei è nata a Masera nell’Ossola, ci torna ancora ?

Fino a qualche anno fa andavo di corsa, mia mamma quando era ancora viva diceva che venivo per fare “il giro del tavolo”: Negli ultimi anni quando i miei genitori erano diventati più anziani sono tornata con maggiore frequenza per poterli assisterle.