Eutanasia: Il Doppio Scopo Nascosto e le Nuove Derive Europee
di Nico Colani –
Vi ricordate quei miei video di anni fa, in cui anticipavo che l’eutanasia non era solo una questione di compassione, ma nascondeva un doppio scopo? Parlo del risparmio sanitario, di come lo Stato e i sistemi sanitari potessero “alleggerire” i costi eliminando i pazienti più onerosi, come gli anziani o i malati terminali. All’epoca, molti lo liquidavano come complottismo. Ma oggi, con sentenze e proposte di legge che emergono in Europa, forse ho anticipato i tempi. Andiamo con ordine, partendo da figure storiche che hanno posto le basi per questo dibattito scomodo.
Il “Dovere di Morire”: Le Origini del Dibattito sui Costi Sanitari
Negli anni ’80, Richard “Dick” Lamm, ex governatore del Colorado (USA), divenne noto per le sue posizioni controverse sulla spesa sanitaria. In un discorso del marzo 1984 alla Colorado Health Lawyers Association, Lamm affermò che il sistema sanitario spendeva somme sproporzionate per mantenere in vita pazienti anziani terminali. La sua frase shock: “Abbiamo il dovere di morire e toglierci di mezzo” (“We’ve got a duty to die and get out of the way”). Paragonò gli anziani che si aggrappano alla vita artificiale a “foglie che cadono da un albero per nutrire il suolo”, sostenendo che le risorse dovessero essere destinate alla prevenzione e ai giovani, non a cure palliative costose.
Queste dichiarazioni scatenarono un’ondata di critiche da associazioni di anziani, gruppi pro-life e politici. Lamm fu soprannominato “Governor Gloom” (Governatore della Sventura) e dovette chiarire: non voleva “picchiare sugli anziani”, ma aprire un dibattito sui costi insostenibili della medicina high-tech alla fine della vita. Nonostante il passo indietro, le sue idee influenzarono un filone di pensiero che vede la sanità come un bene da razionare.
Non era solo. Altri intellettuali hanno sostenuto posizioni simili:
– Daniel Callahan, filosofo e co-fondatore dell’Hastings Center, nel suo libro Setting Limits (1987), argomentò per un “razionamento della sanità su base anagrafica”. Secondo lui, estendere la vita agli anziani non dovrebbe essere priorità; le risorse pubbliche andrebbero limitate per chi ha già vissuto una “vita completa”, oltre i 70-80 anni, favorendo cure palliative e supporto, ma non interventi costosi.
– Robert Blank, esperto di politica sanitaria, ha discusso come il costo delle cure high-tech per anziani possa essere insostenibile per la società, rendendo necessario il razionamento.
– Leon Kass, medico e bioeticista, ha esplorato limiti basati sull’età e sulla sostenibilità, spesso citato accanto a Lamm e Callahan.
Questi nomi, anni fa, mi spinsero a fare quei video. Il mio sospetto – che l’eutanasia servisse anche a “risparmiare” – oggi trova conferme in fatti concreti. Ascoltate cosa sta succedendo in Europa.
La Sentenza della CEDU: Ignorare il Testamento Biologico Non Viola i Diritti Umani
Quello che per anni era bollato come allarmismo è ora scritto nero su bianco. Il 5 febbraio 2026, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha stabilito che non viola i diritti umani interrompere i trattamenti vitali a un paziente, anche se questi aveva espresso la volontà opposta nel suo testamento biologico.
Il caso è francese: un uomo in stato vegetativo dopo un incidente, morto il 16 dicembre 2022, nonostante nel biotestamento avesse chiesto esplicitamente di essere mantenuto in vita. I medici, autorizzati dal Consiglio di Stato francese, sospesero le cure perché le direttive del paziente furono ritenute “manifestamente inappropriate”. I familiari ricorsero a Strasburgo, ma la CEDU ha giudicato il ricorso “manifestamente inappropriato”, confermando che la legge francese – che permette ai medici di prevalere sul biotestamento in certi casi – è compatibile con l’articolo 2 della Convenzione Europea dei Diritti Umani, che tutela il diritto alla vita.
Per anni ci hanno raccontato che il fine vita è questione di autodeterminazione, di libertà di scelta. Ma qui la scelta è stata ignorata, proprio quando era messa per iscritto. A che serve un testamento biologico se può essere scavalcato? Sembra non uno strumento di tutela, ma un passo verso l’erosione della sacralità della vita. E chi sollevava dubbi, oggi, appare profetico.
In Spagna: Congedo Retribuito per Accompagnare all’Eutanasia
Non solo Francia. In Spagna, dove l’eutanasia e il suicidio assistito sono legali dal 2021, il governo di Pedro Sánchez ha proposto una modifica ai congedi retribuiti che fa discutere. Nel pacchetto del Ministero del Lavoro, c’è un’idea choc: un giorno di permesso pagato per chi accompagna una persona all’eutanasia, senza dover essere necessariamente un familiare – potrebbe bastare un amico o un accompagnatore designato.
La proposta si inserisce in un quadro più ampio, con estensioni per cure palliative e lutto, ma il punto sull’eutanasia ha scatenato polemiche. La destra e le imprese oppongono: è un costo extra per aziende già in crisi, e normalizza un messaggio controverso sulla morte. Al momento è solo una bozza, deve passare dal Parlamento, ma solleva interrogativi. Le richieste di eutanasia sono valutate da commissioni, ma introdurre un congedo dedicato non sembra facilitare la “cultura della morte”?
Come Fidarsi dello Stato che Agevola l’Eutanasia?
Questi fatti confermano i miei sospetti: l’eutanasia non è solo compassione, ma un meccanismo per razionalizzare costi. Ospedali che chiedono ai giudici di procedere contro la volontà del paziente, stati che incentivano l’accompagnamento alla morte… Dove finisce l’autodeterminazione e inizia l’imposizione? In un mondo con risorse limitate, il “dovere di morire” di Lamm non sembra più tanto lontano.
Chi lo diceva anni fa non esagerava. Oggi, con timbri ufficiali da CEDU e proposte governative, è tempo di riflettere: stiamo tutelando la vita o i bilanci?
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