immagine di repertorio

Dentro la Lachera: un giorno di Carnevale a Rocca Grimalda

Visite: 259
Tempo di lettura:2 Minuti, 5 Secondi

Rocca Grimalda (AL) – L’aria punge e la pioggerellina infastidisce come sanno fare le giornate di fine inverno, ma nel borgo c’è un calore che non viene dal sole. Arriva dai suonatori, dai campanelli, dallo schioccare delle fruste, dal brusio della gente che si stringe nelle vie strette. Basta un attimo per capirlo: oggi non si assiste a una festa, oggi si entra nella Lachera.
Mi lascio guidare dal suono prima ancora che dalla vista. Poi, all’improvviso, il colore esplode. I Laché avanzano a passi ritmati, i nastri che volano, le fruste che battono il tempo sull’acciottolato. Si muovono insieme agli zuavi,  compatti, fieri, come una guardia d’onore uscita da un racconto antico. Attorno a me qualcuno sussurra: “Stanno proteggendo gli sposi”.
Ed eccoli, finalmente. La sposa con l’abito chiaro, il volto mascherato,  serio ma acceso dall’emozione; lo sposo al suo fianco, trascinato dentro qualcosa di più grande di lui. Non è solo un matrimonio simbolico: è la promessa che la terra tornerà a dare frutto, che l’inverno finirà davvero.
Un bambino indica il corteo che si ferma e tra curiosità e ironia partono i balli come la Giga e la Monferrina.  Qui, per un giorno, tutto può essere rovesciato. I sorrisi si allargano, qualcuno commenta a mezza voce, altri ridono apertamente. È teatro, ma è anche memoria popolare, il ricordo di quando il Carnevale era l’unico momento in cui si poteva sfidare l’autorità.
Poco più in là gli Zuavi danno ordine alla confusione, mentre i Laché ballando e saltando in continuazione, cercano gli sguardi del pubblico, strappano risate, ricordano che la festa vive anche di leggerezza. Poi compare il Bebè, rappresenta la vita nuova che avanza, il futuro. Nel suo incedere crea scompiglio e dispetti.
Cammino insieme al corteo, ormai parte della gente.  Non ci sono spettatori veri e propri: tutti, in qualche modo, partecipano. Ogni passo è stato fatto mille volte, ma sembra accadere per la prima volta.
Quando la musica rallenta e il giro si compie, resta addosso una sensazione difficile da spiegare. Non è soltanto divertimento. È aver toccato qualcosa che viene da lontano, che parla di stagioni, di paure e di speranze condivise.
A Rocca Grimalda il Carnevale non si guarda. Si vive. E per qualche ora, tra nastri, danze e storia, diventa impossibile capire dove finisca la rappresentazione e dove cominci la comunità. Una curiosita’: più ‘ sara’ alto il salto dei Laché piu’ il raccolto sara’ migliore, affermano gli agricoltori.

Pubblicità