Castelceriolo:  una porta di una discoteca Abanico e’ ciò che rimane di una storia importante e gloriosa.

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C’è un pezzo di storia recente che rischia di non solo scivolare nell’oblio, nonostante sia ancora lì, visibile e carico di memoria, purtroppo ancora per poco. È la porta di accesso alla storica discoteca Abanico, realizzata dall’artista Osvaldo Poggio, un’opera in ferro lavorato che va ben oltre la sua funzione originaria di ingresso: è un vero manufatto artistico, simbolo di un’epoca e di un luogo che hanno segnato profondamente la vita sociale e culturale di intere generazioni.
La discoteca Abanico conobbe un grande successo dagli anni Sessanta fino ai primi anni Novanta, diventando punto di riferimento per il divertimento, la musica e l’incontro. In quelle sale si sono intrecciate storie personali, amicizie, amori e sogni, accompagnati dalle mode musicali che cambiavano il volto del tempo. La porta, con la sua struttura elaborata e la forza espressiva del ferro lavorato, era il primo impatto con quel mondo: varcarla significava entrare in un’altra dimensione, fatta di luci, suoni e libertà.
L’opera di Osvaldo Poggio merita oggi una riflessione più ampia. Non si tratta solo di un ricordo nostalgico, ma di un bene culturale che racconta il gusto artistico di un’epoca e la capacità dell’artigianato artistico di dialogare con l’architettura e con la vita quotidiana. Riconoscerla come monumento significherebbe tutelare non solo un oggetto materiale, ma anche il valore immateriale che porta con sé.
C’è poi il nome, Abanico, che aggiunge un ulteriore livello di significato. Fu scelto dagli emigrati in Argentina, un richiamo forte alle radici, ai legami con chi era partito in cerca di futuro senza mai recidere il filo con la propria terra d’origine. “Abanico”, ventaglio: un’immagine evocativa, capace di unire mondi lontani, proprio come faceva quella discoteca, luogo di incontro e contaminazione culturale. Questa porta messa in un aiuola nella piazza che sta sostituendo la vecchia discoteca rappresenterebbe tante cose: la memoria della discoteca, l’arte di Osvaldo Poggio e la memoria di tutti i castelceriolesi che emigrarono in Argentina a cercare migliore fortuna.
Auspichiamo dunque che la porta dell’Abanico venga riconosciuta ufficialmente come monumento, affinché sia preservata e valorizzata. Sarebbe un gesto di rispetto verso l’arte di Osvaldo Poggio, verso la memoria collettiva e verso una stagione della storia locale che ha saputo essere viva, aperta e profondamente umana. Perché anche il ferro, quando è plasmato dall’arte e dalla vita, può diventare memoria condivisa.

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