Castelceriolo dice addio all’Abanico: crolla un’icona delle notti d’oro tra anni ’70 e ’80

Castelceriolo dice addio all’Abanico: crolla un’icona delle notti d’oro tra anni ’70 e ’80

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di Dante Ferraris
Castelceriolo — Le ruspe hanno iniziato il loro lavoro in silenzio, ma il rumore che accompagna la demolizione della discoteca Abanico è soprattutto quello dei ricordi. Con l’abbattimento dello storico locale, si chiude definitivamente una stagione che ha segnato non solo la frazione alessandrina, ma un’intera generazione cresciuta a ritmo di musica, luci stroboscopiche e notti senza orologio.
Negli anni Settanta e Ottanta l’Abanico non era semplicemente una discoteca: era il luogo. Un punto di riferimento per il divertimento del Nord Italia, capace di attirare pubblico da Piemonte, Liguria e Lombardia. In un’epoca in cui il divertimento notturno stava diventando fenomeno culturale e sociale, l’Abanico seppe imporsi come tempio della musica dal vivo e della club culture nascente.
Sul suo palco sono passati artisti di primo piano del panorama internazionale e nazionale, protagonisti delle classifiche e delle radio, quando la musica si ascoltava su vinile e le serate si raccontavano il giorno dopo. Cantanti, band e DJ che oggi fanno parte della storia della musica pop, rock e dance hanno infiammato una sala sempre gremita, trasformando Castelceriolo in una tappa obbligata dei tour più ambiti.
L’Abanico era anche un laboratorio di mode e stili: abbigliamento, acconciature, linguaggi. Qui si sono incrociate storie, amori, amicizie e rivalità, in un clima che mescolava provincia e mondo, campagna e internazionalità. Per molti giovani di allora rappresentava il primo vero contatto con un’idea di libertà, di evasione, di appartenenza a qualcosa di più grande.
Alla perdita del locale si aggiunge però un elemento di particolare amarezza: con la demolizione sono andate distrutte anche alcune opere d’arte realizzate dallo scultore Osvaldo Poggio, che aveva contribuito in modo diretto e personale all’identità estetica dell’Abanico. All’interno della discoteca si trovava una sua fontana scultorea, parte integrante dell’ambiente e punto di incontro simbolico tra musica, acqua e luce. All’esterno, i grandi portoni d’ingresso, sempre disegnati e realizzati a mano dallo stesso Poggio, accoglievano il pubblico come un vero e proprio varco scenografico, diventando negli anni un segno riconoscibile e amato del locale.
Opere nate per dialogare con lo spazio e con chi lo viveva, non semplici elementi decorativi ma parti vive dell’esperienza Abanico, oggi purtroppo scomparse senza possibilità di recupero.
Con il passare degli anni, il declino è stato lento ma inesorabile. Il mutare dei gusti musicali, le nuove normative, la concorrenza di locali più moderni e infine la chiusura hanno trasformato l’edificio in un grande contenitore di memorie, sospeso nel tempo. Fino a oggi.
La demolizione segna la fine fisica dell’Abanico, ma non ne cancella l’eredità. Al contrario, la riporta al centro del racconto collettivo: sui social, nei bar, nelle fotografie ingiallite riemerse dai cassetti. C’è chi ricorda la prima serata, chi un concerto irripetibile, chi semplicemente una notte che “non tornerà più”.
Al posto dell’Abanico sorgerà altro, come è naturale che sia. L’Abanico raccontava anche storie antiche, quelle dei nonni e bisnonni che da Castelceriolo, fin dalla fine del XIX secolo erano emigrati in Argentina, in particolare a Rosario e Santa fe’, in ricerca di una migliore condizione di vita. Furono proprio costoro, che rientrati da oltre oceano, vollero imprimere la storia delle loro fatiche e delle loro fortune intitolando la struttura al Ventaglio, ossia Abanico. Ma per Castelceriolo e per chi ha vissuto quelle stagioni, quel nome resterà inciso nella memoria come simbolo di un’epoca irripetibile, quando anche una piccola frazione poteva diventare, per una notte, il centro del mondo.