Venerdì 20 febbraio, nel salone San Pio X dell’oratorio dell’Addolorata, si è svolto il quinto appuntamento del ciclo “Uniti in un progetto di libertà”, dedicato alla Dottrina sociale della Chiesa. Tema della serata è stato “Il lavoro umano”, proposto dal professor don Fabrizio Casazza, parroco e docente alla Facoltà teologica di Torino, nonché consulente ecclesiastico per il Piemonte dell’Unione cattolica della stampa italiana. A introdurre l’incontro è stato don Eugenio Portalupi, che ha ringraziato il relatore per quello stile di limpidezza nell’esposizione che lo ha sempre contraddistinto negli ultimi incontri. Un richiamo raccolto dallo stesso don Casazza, che ha ricordato una celebre espressione di padre Mariano da Torino (il celebre frate cappuccino attivo in RAI dagli anni cinquanta agli anni settanta): “Chiarità è carità”, a sottolineare come la precisione nel pensiero sia già una forma di rispetto verso chi ascolta. Nel suo intervento, il relatore ha collocato la riflessione sul lavoro dentro il quadro più ampio della storia culturale e religiosa dell’Occidente cristiano. Se per secoli la cristianità ha rappresentato l’orizzonte di riferimento entro cui si pensava e si costruiva la società, oggi la religione non è più il fondamento condiviso della convivenza civile. In questo contesto, ha osservato, la Chiesa è chiamata a essere presente senza pretendere di conquistare spazi, annunciando il Vangelo con franchezza e senza nostalgie. Ampio spazio è stato dedicato al Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, in particolare al capitolo VI. Nel disegno del Creatore, le realtà create sono buone in se stesse e il lavoro appartiene alla condizione originaria dell’uomo, prima ancora della caduta: Gesù stesso è stato lavoratore. L’attività umana è sia partecipazione all’opera della creazione, perché produce qualcosa di nuovo, sia una continuazione dell’opera della redenzione, perché richiede una fatica. Don Casazza ha richiamato la svolta nel mondo del lavoro in conseguenza della Rivoluzione industriale parlando dell’enciclica Rerum Novarum del 1891, che affronta la condizione degli operai di quel tempo. Centrale è, poi, la distinzione tra dimensione oggettiva del lavoro – le tecniche e gli strumenti con cui l’uomo trasforma la terra – e dimensione soggettiva, cioè l’agire della persona. Il valore del lavoro, ha sottolineato, non dipende dalla retribuzione ma dalla dignità infinita di chi lo compie: il lavoro è per l’uomo, e non l’uomo per il lavoro. Ogni attività, come ricorda la Centesimus Annus del 1991, è sempre un lavorare con gli altri e per gli altri. Tra i temi toccati anche il diritto al riposo festivo, alla luce della lettera apostolica Dies Domini del 1998, e il rapporto tra lavoro e profitto: quest’ultimo è necessario come indicatore del buon andamento dell’impresa, ma non può essere l’unico criterio di valutazione. Si è parlato, inoltre, di diritto al lavoro – distinto dal diritto al posto di lavoro – secondo il principio di sussidiarietà, del ruolo dei sindacati, dello sciopero, della globalizzazione e del fenomeno migratorio, che il Compendio definisce come possibile risorsa, nel rispetto della dignità della persona. Il prossimo incontro è fissato per giovedì 6 marzo, sempre all’Addolorata, sul tema “Verso un’economia della speranza”, ancora con don Casazza.