Cantalupo Ligure, dal sacrificio di Poletaev un appello alla pace e alla libertà
di Luca Beccaria
Si è svolta nella mattinata di domenica 1° febbraio, a Cantalupo Ligure, la tradizionale celebrazione in
memoria di Feodor (Fëdor) Poletaev, partigiano e soldato dell’Armata Rossa, caduto in Val Borbera il
2 febbraio 1945 e insignito della Medaglia d’oro al Valor Militare della Repubblica Italiana e della
Medaglia d’oro dell’URSS. Una cerimonia partecipata e sentita, favorita anche da una limpida giornata
di sole, divenuta negli anni quasi un simbolo ricorrente di questo appuntamento della memoria. A
introdurre i vari interventi, Mara Scagni, presidentessa dell’associazione Ryalge.
Ad aprire gli interventi è stata Maria Vedrinskaya, Console della Federazione Russa a Genova, che ha
portato i saluti del Consolato ringraziando il numeroso pubblico, le autorità presenti e la Provincia di
Alessandria, intervenuta con il gonfalone insignito di Medaglia d’oro per la Resistenza. Ricordando
l’81° anniversario della vittoria sul nazifascismo e della battaglia di Cantalupo, la Console ha
sottolineato il sacrificio di Poletaev per la libertà del popolo russo e di quello italiano, richiamando il
valore universale della sua doppia onorificenza. Un pensiero è andato anche alle recenti difficoltà nel
mantenere viva la memoria in alcuni luoghi dell’Europa orientale, ribadendo l’importanza di una
“diplomazia dal basso” fondata sulla partecipazione popolare.
Il consigliere provinciale Giacomo Perocchio ha ripercorso la vicenda umana e partigiana di Poletaev,
soldato dell’Armata Rossa divenuto combattente della Resistenza tra Liguria e Piemonte, ricordando
fame, freddo e il prezzo altissimo pagato dal popolo sovietico nella lotta al nazifascismo. Cantalupo, ha
detto, resta una pagina viva di una storia comune che trova nella Resistenza uno dei fondamenti della
Costituzione repubblicana. Ha ribadito, infine, come l’indifferenza sia il primo alleato della violenza.
Per Roberto Rossi, presidente provinciale ANPI, la memoria davanti al monumento non può
prescindere da un richiamo forte all’articolo 11 della Costituzione e al rifiuto della guerra come
strumento di risoluzione delle controversie fra Stati. In un mondo segnato da conflitti e stragi di civili, la
pace va difesa come bene assoluto, non come semplice pausa tra una guerra e l’altra.
L’intervento di Giovanni “Ivan” Curato, presidente onorario ANPI Val Borbera, ha posto l’accento
sulle forme contemporanee del fascismo, meno visibili ma non meno insidiose, capaci di insinuarsi nel
linguaggio e nella cultura attraverso la costruzione del nemico. Per questo, ha affermato, la memoria
non basta: occorre un impegno quotidiano.
Lo storico Davide Rossi (Centro studi “Anna Seghers”) ha infine richiamato la dimensione
internazionale della lotta antifascista, sottolineando il carattere profondamente antifascista del popolo
russo e la coralità mondiale del secondo conflitto mondiale, spesso offuscata da ignoranza storica. In
particolare, è stata citata, a questo proposito, l’affermazione di Kaja Kallas del settembre scorso, che
avrebbe definito una “novità” il ruolo di Cina e Russia quali vincitori sul nazismo e sul fascismo,
ricordando invece come l’Unione Sovietica abbia pagato con 27 milioni di vittime e come la Cina, nel
conflitto contro il Giappone, abbia subito perdite pari a circa 20 milioni di morti: dati essenziali per
comprendere l’ordine postbellico.
Momento particolarmente toccante è stata la lettura di una pagina di diario che racconta i fatti del 2
febbraio 1945 in Val Borbera, restituendo con parole semplici e drammatiche l’orrore della battaglia e
l’agonia del “povero russo” ferito sulla neve, immagine potente del sacrificio di Poletaev.
Alla commemorazione hanno preso parte, tra gli altri, Rocco Muliere, sindaco di Novi Ligure, il sindaco
di Vignole Borbera, diverse sezioni ANPI provenienti dalla provincia e dalla Liguria, rappresentanti
dell’ISRAL e dell’Associazione Memoria della Benedicta. Un ringraziamento particolare è stato rivolto
ai Carabinieri e alle forze dell’ordine, a tutela di una cerimonia che, lo scorso anno, fu oggetto di gravi
atti vandalici.
Cantalupo Ligure ha così rinnovato, ancora una volta, un impegno collettivo: custodire una memoria
condivisa che continui a parlare di libertà, pace e dignità dei popoli.









