Gaynor Hopkins, conosciuta dal mondo come Bonnie Tyler,

Bonnie Tyler (1951-2026): La voce roca che ha illuminato gli anni ’80 e oltre.

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di Nico Colani

Gaynor Hopkins, conosciuta dal mondo come Bonnie Tyler, è scomparsa l’8 luglio 2026 all’età di 75 anni in un ospedale di Faro, in Portogallo, dove viveva da tempo. La cantante gallese, icona della musica rock e pop con la sua inconfondibile voce roca e potente, non si era più ripresa completamente dopo un intervento d’urgenza all’intestino avvenuto a maggio. La sua famiglia ha confermato la notizia con un messaggio commosso, chiedendo privacy nel dolore.

Infanzia e inizi in Galles

Nata l’8 giugno 1951 a Skewen, vicino a Neath in Galles, Gaynor Hopkins crebbe in una modesta casa popolare con tre sorelle e due fratelli. Figlia di un minatore di carbone e di una casalinga, in una famiglia protestante molto religiosa, assorbì fin da piccola influenze musicali diverse: da Elvis Presley ai Beatles, passando per Frank Sinatra. La sua prima esibizione pubblica fu in una cappella, cantando l’inno “All Things Bright and Beautiful”.

A 16 anni lasciò la scuola senza qualifiche e lavorò in un negozio di alimentari. Nel 1969 partecipò a un concorso locale di talenti, arrivando seconda. Questo bastò a farle decidere: formò una band, Imagination, e iniziò a cantare nei club di Swansea sei sere a settimana. Per evitare confusioni con Mary Hopkin, scelse prima il nome Sherene Davis, poi Bonnie Tyler su suggerimento della RCA Records.

La svolta degli anni ’70: successo internazionale

Nel 1975 venne notata da un talent scout e firmò con la RCA. Il suo debutto arrivò nel 1976 con “Lost in France”, che entrò nella Top 10 britannica. Nel 1977 esplose con “It’s a Heartache”, che raggiunse il n.4 nel Regno Unito e il n.3 negli USA, diventando un classico country-pop. L’album Natural Force certificò il successo.

Durante questo periodo subì un’operazione alle corde vocali per rimuovere noduli. Il riposo forzato non andò come previsto: un urlo di frustrazione le regalò permanentemente quella voce roca e graffiante che divenne il suo marchio di fabbrica unico al mondo.

Gli anni ’80: il picco della gloria con Jim Steinman

Il vero apice arrivò nel 1983. Firmata con la CBS/Columbia, collaborò con il leggendario produttore Jim Steinman (conosciuto per Meat Loaf). L’album Faster Than the Speed of Night debuttò al n.1 nel Regno Unito (prima donna britannica a riuscirci al debutto) e il singolo “Total Eclipse of the Heart” divenne un fenomeno globale: oltre 6-13 milioni di copie vendute, n.1 negli USA (prima gallese a riuscirci), Grammy nominations e status di classico eterno.

Seguì “Holding Out for a Hero” (dal film Footloose), “Here She Comes” (per la colonna sonora di Metropolis) e altri successi. Bonnie incarnava la power ballad rock degli anni ’80: drammatica, epica, indimenticabile. I fan di quell’epoca – soprattutto adolescenti e giovani adulti degli anni ’80 – la adoravano per l’energia live e la voce che trasmetteva emozioni forti.

Anni ’90-’00: resilienza e nuovi mercati

Dopo il boom, Bonnie continuò a pubblicare musica, con successo particolare in Europa continentale grazie a collaborazioni come quella con Dieter Bohlen (“Bitterblue”). Nel 2003 registrò una versione bilingue di “Total Eclipse of the Heart” con Kareen Antonn, che dominò le classifiche francesi. Partecipò all’Eurovision 2013 con “Believe in Me” e negli anni successivi pubblicò album come Rocks and Honey (2013), Between the Earth and the Stars (2019) e The Best Is Yet to Come (2021), dimostrando di non voler smettere.

Ha ricevuto tre nomination ai Grammy, tre ai Brit Awards e nel 2022 fu nominata MBE per i servizi alla musica.

Vita privata: un amore solido senza figli

Nel 1973, a 22 anni, sposò Robert Sullivan, ex judoka olimpico e imprenditore immobiliare, suo primo grande amore (si frequentavano da quattro anni). Il matrimonio è durato oltre 50 anni, un esempio di stabilità nel mondo dello spettacolo. La coppia non ha avuto figli: Bonnie ebbe un aborto spontaneo intorno ai 39-40 anni e decise di non insistere oltre, dedicandosi alla carriera e ai nipoti. Possedevano case in Galles (Mumbles) e Portogallo (Algarve), dove trascorrevano molto tempo. Era legata alla famiglia di Catherine Zeta-Jones tramite il marito.

Curiosità e eredità

– Registrò originariamente “The Best”, poi resa famosa da Tina Turner (con cui era amica).

– La sua voce roca nacque “per caso” dopo l’intervento alle corde vocali.

– Amava esibirsi dal vivo e non si è mai stancata dei suoi grandi successi.

– Negli ultimi anni ha continuato a pubblicare singoli come “Yes I Can”.

Bonnie Tyler ha fatto la storia come una delle voci femminili più riconoscibili del rock-pop, vendendo milioni di dischi e creando hit che ancora oggi riempiono stadi, radio e playlist. Non ha mai smesso del tutto di esibirsi, anche se con ritmi più rilassati dopo decenni di tour. La sua vita dopo il picco degli ’80 è stata quella di un’artista rispettata, che ha vissuto tra Galles e Portogallo, circondata da famiglia e fan fedeli.

La sua morte, dopo settimane di lotta in ospedale, è stata banale e improvvisa rispetto alla grandezza della sua carriera. Ma la sua voce roca, potente e piena di passione continuerà a risuonare: “Turn around…”.

Grazie per tutto, Bonnie. Il mondo della musica ha perso una leggenda gallese indimenticabile.

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