Binari di Vita tra Langhe e Monferrato: l’Urgenza di Riaprire la Alessandria-Cavallermaggiore

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​C’è un Piemonte che si muove a due velocità. Da un lato ci sono le grandi direttrici della logistica e dell’alta velocità; dall’altro, un reticolo di mobilità locale che custodisce il cuore pulsante dell’economia rurale, della cultura e dell’enoturismo. In questo secondo scenario, la linea ferroviaria Alessandria-Cavallermaggiore rappresenta una ferita aperta, un’infrastruttura parzialmente sospesa che attende un definitivo e integrale ripristino.
​Non si tratta solo di binari e traversine, ma di un asse trasversale strategico capace di unire territori straordinari: il Monferrato e le Langhe, colline e valli celebrate in tutto il mondo e tutelate dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.

​La linea si sviluppa come un ponte ideale tra la pianura alessandrina e il cuneese, toccando centri di fondamentale importanza economica e storico-culturale. Tra le stazioni principali spiccano: Alessandria: Storico snodo ferroviario del Nord-Ovest, capolinea orientale e naturale porta d’accesso per i flussi provenienti da Milano, Genova e Torino; Nizza Monferrato: Probabilmente la stazione più cruciale dell’intera tratta intermedia. Cuore del “Nizza DOCG” e snodo di scambio storico, rappresenta il fulcro commerciale e culturale del Monferrato astigiano; Canelli: La capitale delle “Cattedrali Sotterranee”, le storiche cantine sotterranee dove è nato il primo spumante d’Italia. Una fermata con un valore turistico inestimabile; Castagnole delle Lanze: Punto di giunzione strategico in cui la linea si incrocia con la ferrovia Asti-Alba.; Alba: Capitale delle Langhe, centro industriale di richiamo mondiale e motore del turismo enogastronomico legato al tartufo bianco e ai grandi vini; Bra: Centro nevralgico del Roero e della cultura gastronomica (patria di Slow Food); Cavallermaggiore: Il capolinea occidentale, che connette la linea alla fondamentale dorsale Torino-Savona.
​​La nascita della Alessandria-Cavallermaggiore risale alla seconda metà dell’Ottocento, un’epoca in cui il treno rappresentava il progresso e l’unità del neonato Regno d’Italia. La linea fu inaugurata per tratte successive in un fazzoletto di anni compreso tra il 1855 e il 1865: Il primo segmento a vedere la luce fu la Cavallermaggiore-Bra nell’ottobre del 1855. Seguirono la Alessandria-Acqui (1858) e i collegamenti verso Nizza Monferrato (1864). L’opera fu completata ufficialmente il 26 maggio 1865 con l’apertura dell’ultimo tratto tra Canelli e Bra, completando il disegno di un asse trasversale che tagliava longitudinalmente il Piemonte meridionale. un’Infrastruttura nata per unire i Piemonte e il Monferrato con le Langhe e il Roero.
​Per quasi un secolo, la linea ha garantito il movimento di merci agricole, botti di vino, operai e studenti. Tuttavia, nel secondo dopoguerra, il boom della motorizzazione privata e la mancanza di investimenti infrastrutturali hanno portato a un lento declino, culminato nei primi anni Duemila con la progressiva sospensione dei servizi passeggeri regolari su ampie porzioni della linea (come la tratta Alessandria-Nizza-Castagnole nel 2012), sostituite da autobus decisamente meno efficienti e più inquinanti. Ma l’urgenza del ripristino è sempre più pressante, sia per i pendolari, merci e per i grandi vini e l’enogastronomia con i treni turistici.
​La completa riattivazione della Alessandria-Cavallermaggiore non è un capriccio nostalgico, ma una stringente necessità economica, sociale e ambientale. Le motivazioni si muovono su tre binari paralleli: 1. Il Trasporto Ordinario e i Pendolari perché oggi le strade collinari che collegano l’alessandrino, l’astigiano e il cuneese sono sature, tortuose e congestionate. Restituire una linea ferroviaria efficiente significa offrire a studenti e lavoratori pendolari un’alternativa rapida, sicura e pulita, riducendo l’impatto ambientale del trasporto su gomma in aree ecologicamente fragili. 2. La Logistica e il “trasporto della bottiglia”.
​Le Langhe e il Monferrato ospitano distretti enologici e agroalimentari unici al mondo. Milioni di bottiglie di Barolo, Barbaresco, Asti Spumante, Dolcetto, Nizza e Barbera partono ogni anno da queste colline per raggiungere i mercati internazionali.
​Spostare il trasporto delle merci — in particolare delle bottiglie e del vetro — dalle strade ai binari genererebbe un enorme risparmio logistico e un drastico abbattimento delle emissioni di CO_2, creando una filiera del vino nativamente green. 3. Il Volano Turistico del Piemonte è esploso grazie al riconoscimento UNESCO dei Paesaggi Vitivinicoli. I visitatori internazionali, abituati a muoversi in treno, cercano un’esperienza di viaggio sostenibile ed esperienziale. La riapertura della linea permetterebbe un collegamento diretto tra i flussi turistici di Torino, Milano e della Liguria ma anche da Francia e Svizzera per raggiungere il cuore delle vigne, favorendo sia i treni regionali ordinari sia i treni storici a vapore, che già in alcune tratte riattivate (come la Asti-Alba) hanno dimostrato un successo commerciale clamoroso.

​Le comunità locali, i sindaci del territorio, le associazioni pendolari e i consorzi vinicoli chiedono a gran voce che si passi dalle parole ai fatti. Con la recente riapertura di altre tratte sospese della regione, il completamento e il pieno ripristino della Alessandria-Cavallermaggiore rimangono la vera chiave di volta per sbloccare il potenziale inespresso del Sud Piemonte. È tempo di riaccendere i semafori verdi lungo questi storici binari.

Il nodo Alessandria – Cavallermaggiore
​I documenti e gli studi di pre-fattibilità di RFI e dell’Agenzia della Mobilità Piemontese evidenziano scenari molto chiari sulla linea oggetto. ​Il piano per il servizio regionale (LFS) dovrebbe vedere riapertura del servizio commerciale passeggeri sulla tratta Castagnole delle Lanze – Nizza Monferrato – Cantalupo (Alessandria)pare sia stata formalmente inserita nella programmazione legata al contratto delle Linee Ferroviarie del Bacino Sud (LFS), affidato al gestore privato Longitude Holding (Arenaways). L’orizzonte temporale per l’avvio del lavori per la riapertura del servizio passeggeri su questa tratta si racconta sia fissato per il 2028, ma non ci crede nessuno.
​La stima dei costi e i lavori necessari: RFI ha quantificato gli interventi strutturali necessari per rimettere in sicurezza la tratta. Sono necessari investimenti per circa 18-20 milioni di euro focalizzati su: Armamento: Rinnovo completo del binario tra Cantalupo e Nizza Monferrato e interventi specifici nelle stazioni di Canelli e Santo Stefano Belbo. Installazione obbligatoria del sistema SCMT (Sistema Controllo Marcia Treno) per superare i vecchi standard e aggiornamento degli apparati di telecomunicazione e gestione dei passaggi a livello.
Gli studi trasportistici territoriali stanno valutando un modello di esercizio integrato a “Y” che sfrutti il nodo di Castagnole delle Lanze. Questo permetterebbe coincidenze e treni diretti capaci di unire in modo fluido i flussi Asti-Alba con la direttrice Alba-Nizza Monferrato-Alessandria, intercettando sia i pendolari sia il turismo enogastronomico verso Milano e Genova. Insomma su questa linea ferroviaria, sempre più necessaria vi sono speranze di una prossima apertura ma chi deciderà, come sempre, non è la necessità di riaprire la tratta, ma la politica.

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