AVS interroga sulla futura destinazione del carcere di San Michele a 41 bis

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riceviamo e pubblichiamo:

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Mercoledì 26 novembre i docenti dell’Istituto Vinci che da anni seguono i detenuti del carcere di
San Michele sono stati rimandati a casa senza spiegazioni. È un fatto grave di per sé, ma lo è ancora
di più il contesto: da giorni circolano notizie sull’arrivo o sulla presenza di persone sottoposte al
regime 41-bis, senza alcuna comunicazione preventiva alla scuola, alle associazioni e alla città.
Senza trasparenza, senza confronto, senza una minima valutazione degli effetti.
In questo modo la funzione rieducativa del carcere – sancita dall’art. 27 della Costituzione – viene
azzerata da un giorno all’altro.
Una scuola che per quasi 60 anni ha lavorato per costruire percorsi di reinserimento, con 7 docenti
dedicati e una rete sociale consolidata, oggi non sa neppure quanti studenti rimangano. E rischia di
dover interrompere tutto.
Quanto accaduto non è un dettaglio tecnico né un disguido: è una scelta politica. È l’ennesima
dimostrazione della considerazione che questo governo ha della scuola, dei territori, della funzione
rieducativa della pena.
L’ipotesi di assegnare al San Michele detenuti in regime di 41-bis, o comunque di modificarne la
destinazione senza alcuna informazione pubblica, porta con sé conseguenze che vanno oltre la
sicurezza interna: cancella tutte le attività sociali, educative e di comunità che hanno caratterizzato
il carcere negli anni. Significa dire addio alla presenza della scuola e ai percorsi che hanno costruito
– davvero – reinserimento e dignità.
In questo quadro, la consigliera regionale Giulia Marro di Alleanza Verdi Sinistra ha portato il tema
in Consiglio regionale già questa mattina, chiedendo chiarimenti alla Giunta. Dalla risposta è
emerso che neppure la Regione ha ricevuto comunicazioni ufficiali dal Ministero su eventuali
cambi di status del carcere: un’assenza di trasparenza che conferma la gravità del metodo adottato.
Proprio per questo, AVS chiede che la Regione assuma una posizione chiara e pretenda
informazioni tempestive sul futuro dell’istituto e sulle attività educative al suo interno.
Siamo chiari: la sicurezza è un tema reale. Ma quando la sicurezza diventa l’unico criterio, senza
alcuna valutazione dell’impatto territoriale, allora quella scelta diventa miope.
Un carcere senza formazione, senza relazioni, senza opportunità, non è un carcere più sicuro: è un
carcere più chiuso, isolato, senza speranza e senza responsabilità verso la società. Esattamente la
direzione in cui va la nuova circolare DAP. Se anche solo una parte dell’istituto venisse destinata al
41-bis o ad altri circuiti dipartimentali, tutte le attività educative e sociali – anche per i detenuti non
41-bis – finirebbero sotto il nuovo iter autorizzativo centralizzato a Roma. In pratica, non si
potrebbe più programmare nulla: laboratori, progetti, interventi del terzo settore diventerebbero
incerti, rallentati, potenzialmente bloccati. È un modo indiretto ma efficace per svuotare il carcere di
ciò che lo rende umano e utile.
Il Ministero della Giustizia ha deciso senza coinvolgere nessuno: né la scuola, né le associazioni, né
il Comune, né l’Amministrazione Penitenziaria territoriale.
In pratica, la città viene trattata come un contenitore, non come una comunità.
Noi pensiamo il contrario. Chiediamo che Ministero, DAP, Comune e Regione forniscano subito
informazioni chiare sul futuro dell’istituto e dei percorsi formativi, perché il carcere deve restare un
luogo di recupero, non solo di custodia.
Alice Ravinale, Consigliera e Capogrogruppo in Regione Piemonte di AVS
Giulia Marro, Consigliera Regionale del Piemonte per AVS-Possibile
Eugenio Spineto, Segretario Sinistra Italiana Alessandria
Davide Serafin, Possibile Alessandria