di Nico Colani – Alex Zanardi è volato via il 1º maggio 2026 a 59 anni, lasciando un’eredità che va ben oltre i trofei e le medaglie. La sua storia è quella di un uomo capace di reinventarsi continuamente, trasformando tragedie in carburante per imprese straordinarie e diventando un simbolo universale di resilienza, determinazione e amore per la vita.
Gli inizi e la gloria automobilistica
Nato a Bologna il 23 ottobre 1966, Zanardi scopre presto la passione per i motori. A 14 anni sale sui kart, dove il suo talento cristallino emerge immediatamente con titoli italiani ed europei. Passa poi alla Formula 3 e alla Formula 3000, dove nel 1991 arriva secondo nel campionato, attirando l’attenzione della Formula 1.
Il debutto in F1 arriva nello stesso anno con la Jordan. Corre poi per Minardi, Lotus e, nel 1999, per la Williams. Nonostante la classe indiscussa, le vetture poco competitive non gli permettono di brillare come avrebbe meritato. La vera consacrazione arriva negli Stati Uniti, nel campionato CART (oggi IndyCar). Con il team Chip Ganassi Racing domina: vince due titoli consecutivi nel 1997 e 1998, regalando sorpassi spettacolari e diventando un idolo del pubblico. Iconico resta il sorpasso al “Cavatappi” di Laguna Seca, un capolavoro di aggressività e precisione.
Il dramma del 2001
Il 15 settembre 2001, al Lausitzring in Germania, durante una gara CART, arriva la tragedia. Dopo un testacoda in uscita dai box, la sua monoposto resta ferma di traverso sulla pista. Viene centrata in pieno a oltre 320 km/h dalla vettura di Alex Tagliani. L’impatto è devastante: Zanardi perde entrambe le gambe, quasi tutto il sangue e riceve l’estrema unzione in pista. Miracolosamente, i medici lo salvano.
La rinascita: auto, handbike e Paralimpiadi
Pochi avrebbero immaginato un ritorno. Zanardi non solo impara a camminare con le protesi, ma torna a correre in auto nel WTCC con la BMW, conquistando vittorie importanti. Poi scopre il paraciclismo su handbike (categoria H5), una disciplina che lo porta a nuovi vertici dopo i 40 anni. Grazie alla sua esperienza da ingegnere e pilota, contribuisce personalmente alla progettazione della sua handbike, ottimizzandone aerodinamica e materiali leggeri come la fibra di carbonio.
Giochi Paralimpici – Un palmarès leggendario (6 medaglie totali: 4 ori e 2 argenti):
– Londra 2012 (Brands Hatch): Oro nella Cronometro individuale e nella Gara in linea (iconica l’immagine di lui che solleva la handbike con una mano al traguardo). Argento nella Staffetta a squadre.
– Rio 2016: Oro nella Cronometro individuale (proprio nel giorno dell’anniversario dell’incidente del 2001) e nella Staffetta. Argento nella Gara in linea.
Campionati Mondiali – Dominio assoluto (12 titoli UCI tra 2013 e 2019):
– 2013 Baie-Comeau: 3 ori
– 2014 Greenville: 2 ori
– 2015 Nottwil: 3 ori
– 2017 Pietermaritzburg: 2 ori
– 2018 Maniago e 2019 Emmen: ori nella staffetta (e altri successi).
L’ultimo capitolo
Il 19 giugno 2020, durante la staffetta benefica Obiettivo Tricolore in Toscana, un nuovo grave incidente con un camion lo costringe a un lunghissimo coma e a numerosi interventi. Torna a casa per proseguire la riabilitazione, ma le complicazioni legate al trauma lo portano in ospedale a Padova, dove si spegne il 1º maggio 2026.
Alex Zanardi non è stato solo un pilota o un campione paralimpico. È stato un esempio vivente che la vera vittoria non sta nell’evitare le cadute, ma nel modo in cui ci si rialza, più forti e ispirati di prima. La sua strada, come ha scritto chi lo ha amato, era difficile da percorrere, ma lui l’ha affrontata da vincitore fino alla fine.
Grazie Alex, per averci insegnato che i limiti esistono solo nella testa di chi non osa superarli. Il tuo spirito continua a correre, più veloce che mai.