Alessandria turistica, il turismo che non c’è.

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Una città ricca di storia, monumenti e testimonianze che continua a vivere ai margini dei grandi circuiti turistici. Mentre i piccoli borghi collinari del territorio attirano visitatori con castelli, paesaggi, chiese, cantine e iniziative culturali, Alessandria sembra ancora incapace di trasformare il proprio patrimonio in una vera politica turistica.

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Alessandria turistica? Verrebbe quasi da mettere un punto interrogativo. Perché la città ha storia, monumenti, musei, archeologia, fortificazioni, personaggi illustri e un territorio ricco di testimonianze. Eppure, troppo spesso, chi arriva in provincia alla ricerca di cultura, paesaggio e storia finisce per dirigersi verso i piccoli borghi delle colline, mentre il capoluogo rimane una sorta di porta d’ingresso che non riesce a diventare una destinazione.

È il paradosso di una città che potrebbe vivere di turismo e che invece sembra accontentarsi di assistere al turismo degli altri. Il problema più evidente è forse la Cittadella, una delle più importanti fortificazioni settecentesche d’Europa e un patrimonio straordinario per Alessandria. Un luogo che potrebbe essere un autentico polo turistico, capace di ospitare percorsi storici, musei, eventi, rievocazioni, attività culturali e grandi manifestazioni. E invece continua a rimanere lontano da quel processo di valorizzazione complessiva che meriterebbe. Non meno significativa è la questione archeologica. A Villa del Foro, l’antico Forum Fulvii, sono custodite testimonianze che raccontano una storia molto più antica della fondazione della città moderna. Ma anche qui il patrimonio archeologico appare ancora lontano dall’essere trasformato in una vera attrazione culturale, accessibile, leggibile e inserita in un itinerario turistico cittadino. E poi c’è la Alessandria risorgimentale, una pagina fondamentale della storia italiana che potrebbe essere raccontata attraverso strade, palazzi, monumenti, personaggi e luoghi della memoria. Una storia che avrebbe bisogno di percorsi, pannelli, visite guidate e itinerari capaci di collegare il passato con il presente.

Un altro capitolo riguarda Marengo e il suo museo, con il parco che circonda il complesso. È un luogo di straordinario valore storico, legato alla battaglia del 1800 e alla figura di Napoleone e alle storie di Mayno della Spinetta. Qui con gli investimenti pubblici e i fondi del PNRR sembra che il sito voglia diventare un vero polo turistico internazionale. Ma c’è un problema che sembra quasi banale e che invece dice molto: come ci arriva un turista senza automobile?. Marengo dovrebbe essere collegato alla città con percorsi ciclabili e pedonali sicuri, con un sistema di mobilità turistica capace di trasformare il museo e il suo parco in una destinazione realmente accessibile. Un patrimonio turistico che non si raggiunge facilmente con una bicicletta o con una passeggiata rimane, inevitabilmente, un patrimonio parzialmente isolato. Inoltre Marengo dovrebbe diventare non solo un luogo per turisti ma di aggregazione sociale.

Cosa dire dei forti dimenticati? Alessandria è stata per secoli una città fortificata. Eppure anche questa identità sembra non essere diventata una vera strategia turistica. Forte Bormida, Forte della Ferrovia e Forte del Cristo e non solo, potrebbero costituire una rete di fortificazioni da recuperare, raccontare e inserire in un itinerario storico della città. Non servirebbe necessariamente trasformare ogni struttura in un grande museo. Sarebbe già importante mettere in sicurezza ciò che può essere recuperato, renderlo visitabile dove possibile, raccontarne la storia e collegarlo alla Cittadella attraverso un unico progetto. Una sorta di Alessandria delle fortificazioni, capace di raccontare secoli di storia militare.

Ricordiamoci di San Francesco e il patrimonio dei musei con l’attesa per l’apertura definitiva e pienamente fruibile del convento di San Francesco, altro tassello che potrebbe contribuire alla rinascita culturale della città. E contemporaneamente rimane aperta la questione degli spazi museali. La Pinacoteca di Alessandria dispone di ambienti che appaiono insufficienti rispetto alla ricchezza del patrimonio artistico che potrebbe essere esposto e raccontato. Alessandria avrebbe bisogno di una grande politica museale, capace di valorizzare non soltanto le opere conservate nei depositi, ma anche la storia dei suoi artisti. Pittori, scultori, letterati: quanti nomi alessandrini potrebbero diventare parte di un percorso permanente dedicato alla cultura della città? Anche Palazzo Cuttica meriterebbe un rilancio. Il museo custodisce testimonianze importanti e potrebbe diventare uno dei punti centrali di un itinerario culturale nel cuore della città. Ma un museo non vive soltanto delle sue collezioni. Vive della capacità di essere comunicato, promosso, inserito nei percorsi turistici, collegato agli altri luoghi della cultura e soprattutto reso riconoscibile a chi arriva da fuori. Il turista deve sapere che esiste, perché Alessandria sono anche le borsaline con le loro biciclette, una storia che unisce la stria del cappellificio e il suo museo con il mondo delle due ruote a pedali con suoi campioni e il suo bel museo.Non dimentichiamo della storia dei maestri argentieri alessandrini.

E poi c’è il Tanaro e la Bormida, Alessandria potrebbe sfruttare molto meglio anche il proprio rapporto con i suoi fiumi e con il territorio circostante, basterebbe copiare cosa hanno fatto le altre città intorno a noi, dove il fiume è diventato un attrazione turistica e sportiva. Ma se vogliano possiamo copiare come la citta gemella Karlovac ha valorizzato i suoi fiumi. Ma un’iniziativa turistica deve essere affidabile, continuativa e inserita in una strategia più ampia. Non può essere lasciata alla casualità o al funzionamento intermittente. Il fiume potrebbe diventare una parte importante della nuova Alessandria turistica: passeggiate, piste ciclabili, escursioni, navigazione, eventi e percorsi naturalistici.

Ma siamo anche la città di San Baudolino che ha dimenticato il suo santo. San Baudolino, il suo patrono è una figura legata alla tradizione religiosa e alla storia delle origini cittadine. Eppure manca persino un vero percorso che colleghi la città ai luoghi legati alla memoria del santo e al suo eremo. Perché non immaginare un Cammino di San Baudolino? Un itinerario pedonale, storico e spirituale che parta dal centro di Alessandria e attraversi il territorio, recuperando sentieri, strade rurali e luoghi della memoria. Un modo semplice, ma potentissimo, per unire turismo lento, storia, natura e identità locale.

Alessandria non è soltanto il centro storico. Le sue frazioni custodiscono un patrimonio che meriterebbe di essere riscoperto. A Casalbagliano, ad esempio, il castello rappresenta una testimonianza importante della storia del territorio. A Villa del Foro, oltre alla grande eredità archeologica di Forum Fulvii, c’è anche la chiesa di Santa Varena con le sue interessanti storie. Castelceriolo con il castello e i segreti conservati nella chiesa parrocchiale, Cascinagrossa con i colpi di cannone sparati il 14 giugno 1800 ancora conficcati nella facciata. E poi ci sono tante chiese, cappelle, pievi, cascine storiche e testimonianze rurali disseminate nelle frazioni. Tutto questo potrebbe diventare una rete di itinerari: Alessandria città e Alessandria territorio. Perché il turista contemporaneo non cerca necessariamente soltanto il grande monumento. Cerca autenticità, storie, paesaggio, piccoli luoghi, prodotti locali e persone capaci di raccontare il territorio. Ed è proprio qui che i piccoli borghi collinari della provincia hanno spesso dimostrato di essere più avanti.

Ci aspetta l’anno prossimo una campagna elettorale senza turismo? La prossima campagna elettorale parlerà inevitabilmente di strade, sicurezza, commercio, servizi, bilanci, lavoro e riqualificazione urbana. Tutti temi fondamentali. Ma sarebbe un errore dimenticare il turismo. Perché il turismo non è soltanto alberghi e ristoranti. È economia, commercio, cultura, occupazione, immagine e qualità urbana. Una città turistica è una città più curata. È una città nella quale il patrimonio storico viene considerato una risorsa e non un peso. È una città nella quale un visitatore può arrivare senza automobile, orientarsi facilmente, trovare musei aperti, percorrere itinerari, noleggiare una bicicletta, conoscere la storia dei luoghi e fermarsi qualche giorno. Alessandria ha tutto questo potenzialmente a disposizione. Manca, forse, una visione? Il vero problema non è dunque chiedersi se Alessandria abbia qualcosa da mostrare.

La domanda è un’altra: perché non riusciamo ancora a trasformare quello che abbiamo in un prodotto turistico vero? La Cittadella, Marengo, Forum Fulvii, Palazzo Cuttica, San Francesco, i forti, il Tanaro, la Bormida, San Baudolino, le frazioni, le chiese, i castelli, gli artisti e la storia risorgimentale potrebbero diventare tanti capitoli di un unico racconto. Un racconto che oggi appare frammentato. Alessandria rischia così di essere conosciuta come la città attraverso cui si passa per andare altrove, mentre intorno a lei i piccoli borghi collinari costruiscono la propria fortuna turistica sulla bellezza, sull’identità e sulla capacità di raccontarsi. La prossima amministrazione, qualunque essa sia, dovrebbe avere il coraggio di cambiare prospettiva. Non servono soltanto grandi opere. Serve soprattutto un grande progetto di città turistica. Perché Alessandria non è una città senza storia. È, semmai, una città che ancora non ha imparato a raccontare abbastanza bene la propria storia. E il turismo che non c’è potrebbe diventare, se finalmente affrontato con una strategia seria, uno dei motori della città che verrà.

nella foto il castello di Castelceriolo

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