Alessandria, il Laboratorio Anarchico PerlaNera

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di Silvio Bertana

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Non tutti sanno che ad Alessandria vicino alla stazione in via Tiziano Vecellio 2 c’è un luogo di aggregazione e libera espressione culturale: il Laboratorio Anarchico Perlanera che dal 26 aprile 2005 (quando lo stabile di via Vecellio 2 veniva concesso in sub comodato agli occupanti del PerlaNera, dalla Provincia di Alessandria, che a sua volta lo aveva avuto in comodato d’uso dalla ferrovia), anima il clima cultuale alessandrino con iniziative musicali, teatrali, cineforum oltre a convegni, presentazione di libri e conferenze. Il culmine della attività culturale si ha nella rassegna culturaleI SENZA STATO arrivata alla dodicesima edizione, quest’anno si è tenuta il 12 – 13 – 14 giugno 2026 ed è stata dedicata a Lucia Sanchez Saornil.

In questi anni lo stabile, che quando era stato dato al PerlaNera era in completo degrado e rifugio di tossicodipendenti, è diventato un luogo pulito e piacevole grazie al lavoro volontario degli animatori col contributo dei tanti simpatizzanti che, occasionalmente, danno una mano.

Abbiamo intervistato gli animatori del Laboratorio Maria Vittoria Pigollo, Salvatore Corvaio, e Paolo Mandirola, chiedendo loro come è nato e come si è sviluppato negli anni il progetto PerlaNera.

Salvatore – Sicuramente il PerlaNera si occupa di cultura ed arte, ma il primo discorso da farsi

è che è un laboratorio anarchico, l’alessandrino come territorio ha una tradizione anarchica da sempre, già prima del 1968, fin da metà dell’800 gli anni della prima internazionale e della comune di Parigi.

Dagli albori dell’anarchismo, dunque, c’è sempre stata un’attività anarchica, che hanno anche fondato riviste a tiratura nazionale, anche nel periodo fascista gli anarchici erano presenti .

Figli di questa, che possiamo definire tradizione, in tempi più recenti negli anni 80, il gruppo anarchico locale era lo SciarpaNera che prendeva il nome da una storica rivista del 1909 redatta da Leda Rafanelli e Giuseppe Monanni, la scelta di prendere quel nome antico, Sciarpa nera, era già un indirizzo di quello che il gruppo avrebbe fatto dopo, quella rivista storica, infatti al suo interno aveva anche, contributi grafici di un certo livello curati da pittori, faceva discorsi tra l’arte e l’anarchia, pubblicava poesie, commedie, ecc. ecc.. tra i collaboratori c’era anche il pittore Carlo Carrà che è nato a Quargnento (AL ) nel periodo in qui Carrà era apertamente anarchico, su quel periodo anarchico di Carrà nel 2008 proprio al PerlaNera abbiamo fotto un convegno con storici, mostrando anche materiale originale d’epoca.

Anche se in forma non ancora completa, come avvenne poi, questa impostazione, questo connubio, tra arte e anarchia già l’avevamo, alcuni di noi facevano teatro, altri scrivevano poesie, qualcuno dipingeva, altri ancora avevano gruppi musicali, non è poco tenendo presente che il gruppo allora era composto da 7/8 persone.

Quel gruppo era molto attivo in campo ecologista contro il nucleare, contro l’Ancna di Cengio in difesa del territorio della Val Bormida, e nel campo antimilitarista.

La presenza anarchica, allora come oggi, era nelle lotte sociali, caratterizzata non tanto in termini ideologici, siamo un gruppo anarchico e lo diciamo apertamente, non facciamo gli infiltrati, ma per noi la pratica è più importante che portare una bandiera; la pratica è l’autogestione delle lotte senza nessuna delegha o collaborazione con le istituzioni, l’azione diretta e l’autogestione come pratica e come progetto.

Il 13 maggio 1990 il gruppo Anarchico SciarpaNera occupa Villa Guerci.

Nasce il Guercio, un centro sociale, con peculiarità specificatamente anarchica, presente nelle lotte del territorio, ma, anche luogo di aggregazione giovanile, aperto all’esperienza del movimento punk.

É la prima occupazione di casa, con una certa durata ad Alessandria, l’unica occupazione precedente, per altro della stessa villa, già in stato di abbandono allora, risaliva al 1977 e durò solo poche ore.

L’occupazione da parte dello SciarpaNera dura fino a luglio, poi veniamo sgomberati (sgombero, rioccupazione dopo poche ore, con nuovo sgombero, denunce e processi successivi).

Il nome Guercio era una sorta di satira storpiando il nome della villa occupata: Villa Guerci, che originariamente apparteneva alla famiglia Guerci donata al comune, dell’occupazione aveva un simbolo, era l’immagine disegnata del Guercio un pirata con la benda sull’occhio.

Con lo stesso simbolo le stesse persone, il 6 ottobre 1990 occupano un antico forte militare in abbandono, nasce il Forte Guercio Occupato, ancora adesso presente sul territorio, sono gli anni in cui nel forte Guercio non solo si organizzano concerti, e si fa attività anarchica, ma si incomincia a fare ciò che allora chiamavamo “ Le Piume del Pavone” una tre giorni che ricorda un po’ i Senza Stato che facciamo adesso, tre giorni di arte, cultura, performance con film, teatro , musica pittura e quant’altro.

Il posto diventa un perno cittadino e inevitabilmente ci sono divergenze tra i vecchi occupanti, la componente storica, e altri subentrati dopo, che preferivano impostare tutte le iniziative a l’organizzazione di concerti finalizzati prettamente all’aggregazione giovanile improntata solo sullo svago, senza porsi il problema del cambiamento sociale.

Per non arrivare ad inutili lacerazioni, adoperando un termine diciamo così,… coniugale, si è deciso di fare una sorta di separazione consensuale, così i vecchi occupanti tornano ad occupare case.

Il 3 aprile 2004 decidono di occupare lo stabile di via Scazzola di proprietà comunale lasciato anche lui completamente in stato di abbandono,

Nasce il Laboratorio Anarchico PerlaNera, con un nuovo simbolo con la rosa stilizzata

e il disegno di quella che possiamo definire la figlia del Guercio , che volutamente si scelse di fare con tratti meticci.,durano pochi mesi poi, nuovo sgombero e nuove denunce.

Noi eravamo determinati ad avere un posto, e a rioccupare quanto prima, ma non avevamo interrotto le trattative, col comune e con la provincia.

La provincia il 26 aprile 2005 ci concede in comodato d’uso l’attuale stabile di via Tiziano Vecellio 2, che a sua volta aveva in comodato gratuito dalla ferrovia.

Ecco siamo ai tempi d’oggi! Ma non pensate che la casa era come la vedete oggi, la struttura era diroccata, con muri cadenti, tetto rotto, senza impianti di alcun tipo, pensate che per risistemarla a spese nostre ci abbiamo messo 2 anni, anche questa dell’auto costruzione è una nostra prerogativa.

Questa situazione durò fino al 5 giugno 2013 quando inspiegabilmente il comodato d’uso non ci venne più rinnovato.

Noi restiamo al PerlaNera! Nel 2018 ci è stato intimato di sgomberare e di versare come indennizzo per occupazione abusiva una valanga di soldi, che non avevamo, e non avevamo nessuna intenzione di versare.

Siamo scesi in piazza, abbiamo fatto manifestazioni e cortei!

Adesso siamo ancora qui con la nostra proposta culturale ed artistica!

Abbiamo organizzato convegni di studi, incontri con storici e ricercatori universitari, abbiamo fatto spettacoli teatrali inventati diretti da noi e/o recitati da componenti del PerlaNera, è nata la compagnia teatrale del PerlaNera, abbiamo redatto 2 libri, adesso abbiamo in elaborazione un libro storico sugli anarchici nell’alessandrino, presentato libri di vario genere, fatto mostre d’arte, spettacoli teatrali reading di poesie, concerti di tutti i generi musicali, e performance, fatte al PerlaNera e nelle strade, di Alessandria, Torino e Milano, in questi anni abbiamo anche fatto iniziative con istituti e strutture non anarchiche come ad esempio: l’ISRAL (Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria) e il museo Etnografico “c’era una volta” della Gambarina.

Senza dimenticare mai l’informazione e la divulgazione dell’arte abbiamo analizzato il Futurismo, (sul futurismo anarchico abbiamo fatto anche un libro autoprodotto) il Dadaismo, il Surrealismo, la Pop Art, l’astrattismo ecc…ecc…

la nostra struttura ha organizzato mostre d’arte, e di informazione sociale, tipo quella su Luigi Assandri anarchico famosissimo a Torino, nato in provincia di Alessandrina, lui stampava libri di propaganda anarchica, e faceva una sorta di collage, per le copertine dei libri, erano vere e proprie opere d’arte!! Abbiamo esposto gli originali.

Paolo – Abbiamo fatto anche cineforum .Per parecchi anni tutti i venerdì facevamo film indipendenti o comunque con contenuti non commerciali, dei circuiti autogestiti su varie tematiche . Penso che sia durato almeno una decina d’anni.

Come siete riusciti a trovare film con contenuti espressivi ed artistici che non fossero al contempo dei mattoni?

Paolo – Li abbiamo visti prima, o meglio li vedeva un compagno preparato sul tema che purtroppo oggi è morto (Manlio Lavezzi). Ci siamo trovati a fare film storici, artisti e/o divulgativi del pensiero anarchico e non solo. Chiaramente non erano film commerciali, comunque ci sono film validi sia dal punto di vista divulgativo che artistico che si possono trovare facilmente, perché sono circolati in maniera diffusa. Ci sono poi circuiti alternativi indipendenti, che viaggiano per conto proprio, alcuni di questi lavori, nonostante il fatto che sono autogestiti, e dunque realizzati con pochi mezzi finanziari, sono validissimi anche artisticamente parlando, di recente abbiamo proiettato due docu/film stupendi, uno sulla vicenda del nativo d’America Leonard Peltier “Tutto è connesso” e l’altro sullo sfruttamento agricolo dei braccianti in Europa “The Pickers”.

Come pubblico quante persone?

Paolo – Come pubblico non indovinavamo mai. Diciamo che quando per noi era un film che aveva una certa attrattiva magari c’erano 10 persone a volte ci guardavamo in faccia eravamo solo noi.

Maria Vittoria – spesse volte eravamo 15, 20.

Paolo – Siamo stati anche 50

Maria Vittoria – Anni fa quando li facevamo fuori la sera d’estate arrivavamo ad una media di 30 persone alcune volte con una cinquantina di persone.

– Un discreto successo

Salvatore – Un altro discorso che abbiamo sempre fatto come anarchici in Alessandria è quello ecologico, l’ambiente è stato sempre un nostro impegno, io era ancora un ragazzino e il gruppo anarchico “Gaetano Bresci” aveva la commissione ecologica all’interno della FAI in un’epoca in cui il discorso non era scontato all’interno delle altre componenti politiche e aveva poca risonanza sociale.

L’ecologia sociale e l’antimilitarismo sono sempre state una nostra caratteristica.

Paolo – Anche le lotte che abbiamo fatto per il terzo valico, di cui eravamo parte importante, riconosciuti come PerlaNera , neanche come anarchici, ma proprio come laboratorio, contro gli espropri, fino alle mazzate e le denunce, le lotte le abbiamo sempre fatte. Ancora adesso le stiamo facendo contro il deposito nucleare . Nel sociale ci siamo!

Salvatore – Il nostro discorso è stato quello di essere sempre presenti nelle lotte sociali, non come i preti dell’anarchia che portano avanti il verbo indiscutibile, la panacea di tutti i mali, l’anarchia. Già come SciarpaNera quando abbiamo fatto un serio lavoro in Val Bormida contro l’Acna di Cengio, non mettevamo davanti il fatto che eravamo anarchici, andavamo con le nostre bandiere perché era la nostra natura, e non ci piaceva essere considerati come quelli che si nascondono infiltrandosi nel movimenti, eravamo nei movimenti, però, noi siamo i portatori della lotta fatta praticando l’azione diretta e l’autogestione. Anche adesso siamo dentro il comitato per la casa nell’alessandrino, siamo nel coordinamento contro lo sterminio che stanno facendo in Palestina, organismi misti dove noi siamo gli unici anarchici, ma sempre con lo stesso spirito.

Salvatore – In questi coordinamenti ci sono personaggi di tutt’altra impostazione politica. Noi ci andiamo cercando di essere il più coerenti possibili , dicendo la nostra riguardo le singole iniziative, non coll’ottica di fare proselitismo, ma semplicemente perché riteniamo sia la strada da seguire per un cambiamento sociale. Le strade istituzionali, le strade della delega per noi non danno cambiamento sociale.

Paolo –E le lasciamo ad altri

Paolo – Con lo stesso spirito portiamo avanti anche la lotta in solidarietà al popolo Kurdo

Salvatore – Questa è la nostra presenza. Siamo in piazza con tutto quello che può significare, come dicevamo prima, comprese le mazzate, le denunce, e via discorrendo. Siamo in piazza dove c’è la lotta nel sociale, Ovviamente poi al Perla, facciamo anche propaganda specifica anarchica.

Questo è il nostro modo di lottare e di fare della cultura.

Questa è l’infarinatura di quello che è il PerlaNera. Ormai da 12 anni facciamo I Senza Stato che è la conseguenza diretta di quello che erano le Piume del Pavone al Forte Guercio, con un respiro più internazionale, perché tra chi espone abbiamo anche artisti che vengono dall’estero.

È un discorso di cultura, di arte, di filosofia di vita! Non chiediamo che si presti giuramento di fedeltà alle nostre idee, ma semplicemente che si rimanga sul tema dell’iniziativa I Senza Stato. Paolo – Come il mercatino biologico

Maria Vittoria – Siamo partiti da un discorso, più che altro pensando all’autogestione. Abbiamo detto. Cosa possiamo fare di concreto noi tutti i giorni nella nostra vita? Ci siamo risposti che è importante quello che noi mangiamo, quello che noi tutti i giorni acquistiamo andando al supermercato. Partendo da questa idea, per dimostrare che le cose si possono concretamente fare abbiamo avuto l’idea di riunire tutti i produttori, anche qualcuno con la partita IVA con azienda registrata ma anche soprattutto auto produzioni, di riunirli nel cortile del PerlaNera e periodicamente (adesso riusciamo a farlo tre volte all’anno) siamo alla ventesima edizione. Riuniamo questi auto produttori per dimostrare che è possibile andare contro la logica del supermercato anche se purtroppo al supermercato siamo in qualche modo costretti ad andare, qualche volta, ci sembra importante almeno dare la possibilità a queste persone che vogliono sperimentare un modo diverso di auto produrre, di mangiare ,di vestirsi nel proprio quotidiano con questo mercatino che funziona. Viene molta gente, adesso ci sono persone che aspettano questo mercatino che è riuscito a creare un legame, un’empatia, tra persone che si trovano bene, riuscendo a trascorrere momenti di tranquillità di gioia in questo posto .

Sempre in quest’ottica abbiamo un piccolo gruppo di acquisto solidale in cui oltre all’acquisto diretto dagli auto produttori cerchiamo di supportare i curdi con l’acquisto di agrumi, aglio, birra Azadì e col caffè Tatawelo le comunità zapatiste contadini produttori del Chiapas e le donne della cooperativa Asobagri del Guatemala. Tra l’altro abbiamo ospitato anche la delegazione dei contadini zapatisti qua al PerlaNera quando gli zapatisti hanno fatto un giro in Europa,. Siamo molto contenti di questa cosa. La delegazione è venuta qua , rimanendo per quattro, cinque giorni. Li abbiamo accompagnati a fare un giro del Piemonte e illustrato tutte le nostre cose. Quindi supportiamo anche queste realtà pagando in anticipo il caffè in modo che il contadino possa venderlo ad un prezzo equo senza essere sfruttato. Questo vale anche per Rosarno dove prendiamo le arance ed altre cose per andare contro alla logica del caporalato, contro la logica dello sfruttamento degli immigrati . Sono piccoli segni concreti che cerchiamo di portare avanti nel nostro piccolo in questo posto.

Salvatore – Perché noi ci rifacciamo idealmente a quella che è stata l’esperienza spagnola nel’36 . Noi crediamo che il movimento rivoluzionario debba distruggere il potere capitalista e la logica del dominio dello stato, ma al contempo portare avanti una serie di istanze di autogestione dal basso subito! In questo momento! Per questo propagandiamo le esperienze di autogestione che esistono nel mondo, come l’esperienza dei Mapuchi , dei villaggi che si stanno autogestendo nella foresta amazzonica , l’esperienza dei curdi, molte di queste esperienze che non sono di per sè prettamente anarchiche, ma che importa, sono esperienze dove il concetto di stato non è assolutamente quello fondamentale, mentre è fondamentale l’autogestione, l’auto governo.

Ciò vale a maggior ragione per l’esperienza zapatista. Avere al PerlaNera gli zapatisti che ci spiegavano la loro esperienza di lotta, la loro organizzazione paritaria e assembleare, bevendo insieme il caffè che noi tramite Tatawelo abbiamo avuto e che alcuni di loro avevano raccolto.

Non tutti tra loro parlavano spagnolo, alcuni parlavano la lingua precolombiana, la loro lingua originaria . C’è un altro mondo che deve essere plurale, diverso, perché se la nostra patria è il mondo intero, lo deve essere in concreto, a maggior ragione lo deve essere dove ci sono queste esperienze di gestione dal basso.

Una cosa che mi ha colpito proprio qui al PerlaNera è lo spirito di accoglienza, ho girato diversi gruppi anarchici e realtà in qualche modo alternative, ma il posto dove mi sono sentito a casa è questo. Qui ho trovato persone che mi hanno accolto senza farmi sentire un estraneo fin dalla prima volta che sono venuto. Ho avuto la sensazione di essere accettato come persona con la sua dignità, al di là delle idee. La seconda cosa che mi ha colpito è la sensazione soprattutto le prime volte che son venuto qui anni fa è che voi foste l’unica realtà viva a livello culturale nell’alessandrino.

Salvatore – Umberto Eco diceva: Niente di nuovo tra il Tanaro ed il Bormida

Paolo – E’ anche vero che adesso ci sono realtà diverse da quelle degli anni ’90, anche nei centri sociali, o magari, nelle case occupate, il tutto per lo più allora ma in parte ancor oggi, era finalizzato al concerto del sabato sera. Esistevano sì anche realtà dove c’erano, e ci sono ancora, attività artistiche, ma il PerlaNera propone un altro approccio più complessivo.

Maria Vittoria – Ciò che mi premeva dire è che la nostra idea, quando abbiamo occupato questo posto aprendolo a tante persone, è stata quella di fare una fucina, un laboratorio dove persone con le loro idee intervenivano presentando libri anche non necessariamente del movimento anarchico, facendo concerti, proponendo iniziative, ovviamente se si restava coerenti ai nostri principi libertari.

La nostra idea è proprio quella di apertura a livello culturale per far conoscere le cose e spingere all’azione diretta anche a livello ecologico e contro il nucleare dove siamo stati molto attivi scendendo in piazza contro l’ipotesi di fare il deposito nazionale nell’alessandrino.

Quello che ho capito è che qua si faceva cultura senza preclusioni verso chi non si riconosceva in un certo tipo di linguaggio, senza farla sentire esclusa.

Paolo – Anche il posto cerchiamo di tenerlo a livello decente, a differenza di posti dove trovi i bagni sporchi , i pavimenti sozzi. Cerchiamo di avere riguardo come se fossimo a casa nostra. Ritengo sia una forma di rispetto, anche di accoglienza verso chi viene, oltre l’accoglienza e l’umanità che offriamo. Se per caso non sorridiamo perché abbiamo le scatole girate il posto deve essere bello per tutti, ma anche per noi. Si collabora a tenerlo nel migliore dei mondi, questa è autogestione! Il posto deve riflettere un modo di vivere ed un esempio per chi viene a trovarci che cerchiamo di accogliere bene. Chi viene deve trovarsi davanti a persone che oltre ad accoglierti bene ti accolgano in un posto il più possibile carino.

Mimma (intervenuta in attesa di una riunione seguente) – Anche io mi sono sentita accolta. Sono venuta un po’ di volte solo per ascoltare. Poi quando ho proposto qualcosa di personale, di artistico, tra virgolette, siete stati molto interessati, molto accoglienti.. credo che chiunque venga qua ed abbia qualcosa da proporre sia ben accolto. Ciò che mi ha colpito è l’organizzazione non solo l’accoglienza, ma anche l’efficienza., perché nonostante siate pochi , state facendo funzionare bene gli eventi organizzati.

Paolo – E’ vero siamo in un numero esiguo, oltretutto più o meno tutti con la barba bianca, posso dire che abbiamo le idee abbastanza chiare su quello che vogliamo fare. Dicono che gli anarchici sono disorganizzati, , individualisti. Questa è la dimostrazione che invece siamo organizzati e che in pochi riusciamo a fare cose che in altri posti non riescono a fare nonostante siano in molti, più giovani e con più forza di noi, che oltretutto siamo lavoratori e abbiamo poco tempo disponibile, in più abitiamo fuori Alessandria e dobbiamo fare 20 30 chilometri magari dopo cena o dopo il lavoro. Le forze sono quelle che sono. Ma l’organizzazione riusciamo a mantenerla. Dire che gli anarchici non sono organizzati, secondo me, è la cosa più stupida che ci sia. Fare le cose bene per noi è motivo d’orgoglio

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