Alessandria, Comitato Vivere in Fraschetta e Greenpeace organizzano un’assemblea
CE L’HO NEL SANGUE. GIUSTIZIA PER TUTTA LA FRASCHETTA
Il 12 gennaio alle 21.00 presentazione del report Greenpeace “Respirare PFAS” e avvio di un nuovo percorso collettivo di lotta. Ospiti Alessandro Giannì (Greenpeace Italia), Cristina Guarda (europarlamentare AVS), Alice Ravinale (capogruppo AVS in Regione Piemonte), Vittorio Martone (ricercatore) e Michela Sericano (attivista ambientale)
Il Comitato Stop Solvay, il gruppo Vivere in Fraschetta e Greenpeace Alessandria organizzano una grande assemblea pubblica che il 12 gennaio alle 21, nella sala dell’oratorio di Spinetta Marengo, riunirà cittadine, cittadini, realtà politiche e figure nazionali impegnate da anni nella lotta contro l’inquinamento da PFAS. Interverranno Alessandro Giannì di Greenpeace Italia, l’europarlamentare AVS Cristina Guarda, impegnata a livello europeo per la messa al bando dei PFAS, la capogruppo AVS in Regione Piemonte Alice Ravinale, promotrice di interrogazioni e iniziative per l’inserimento strutturale dell’emergenza PFAS nel piano socio-sanitario regionale, Vittorio Martone, ricercatore e autore di studi sulla storia sociale e ambientale del polo chimico di Spinetta Marengo, e Michela Sericano, storica attivista promotrice del ricorso al TAR che ha portato alla rimozione degli omissis dai documenti sull’A.I.A.
Sarà il primo momento collettivo dopo la pubblicazione del nuovo report di Greenpeace “Respirare Pfas”, che ha confermato una situazione drammatica: Alessandria è il primo comune d’Italia per emissioni di PFAS e F-gas negli ultimi 16 anni e il polo chimico di Spinetta continua a essere l’epicentro dell’inquinamento da PFAS nel Paese, producendo da solo più della metà delle emissioni totali. Questo mentre Syenso/Solvay continua a ripetere le solite parole: “riduzione delle emissioni”, “sostenibilità”, “innovazione”.
Intanto l’iter per il ronnovo dell’A.I.A. da parte della Provincia di Alessandria è ancora in corso e l’udienza del processo penale contro ex dirigenti Solvay per disastro ambientale colposo- fissata per il 12 marzo 2026- si avvicina. Alcune e alcuni di noi sono direttamente coinvolti come parte civile e hanno espresso la volontà di rifiutare le offerte risarcitorie della multinazionale. Una scelta che ribadisce un principio semplice: la salute non si compra, la verità non si baratta con qualche assegno.
Il nostro percorso di lotta contro l’avvelenamento della Fraschetta e dei nostri corpi deve entrare in una nuova fase, deve essere ancora più largo e partecipato.
Da qui nasce anche l’esigenza di trovare parole capaci di raccontare davvero cosa stiamo vivendo. “Ce l’ho nel sangue” è un modo diretto, concreto, quasi inevitabile, per descrivere la realtà: i PFAS non si accumulano sono nell’acqua e nell’aria, ma anche dentro di noi. Insieme al veleno, però, c’è altro: la memoria delle lotte portate avanti negli anni, la responsabilità che ognuno sente quando diventa evidente che nessuno verrà a salvare questo territorio al nostro posto.
“Ce l’ho nel sangue” racchiude la lunga storia dell’inquinamento a Spinetta, la contaminazione che ha toccato generazioni e la forza ostinata di una comunità che non smette di pretendere verità e giustizia e non accetta di essere trattata come sacrificabile.
L’assemblea servirà anche a inaugurare questo nuovo percorso, collettivo e dal basso: vogliamo avviare un’analisi indipendente delle cartelle cliniche per dimostrare il nesso causale tra malattie gravi ed esposizione ai PFAS, vogliamo costruire mobilitazioni e fare pressione sulle istituzioni in vista del rinnovo dell’A.I.A. e del processo.
Ci muoviamo insieme. Non per raccontare ancora una volta il danno subìto, ma per costruire finalmente un cambiamento reale.
Perché chi ha avvelenato deve rispondere delle proprie azioni.
Perché questa lotta non finirà finché lo stabilimento di Spinetta non smetterà di produrre PFAS e finché non sarà garantita una bonifica vera, completa, trasparente.








