Ian Bertolini da Mornese alla guida provinciale dei giovani di Azione

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di Massimo Iaretti

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Ian Bertolini, 27 anni, di Mornese dove è stato anche consigliere comunale, docente di lettere a Genova, è il responsabile provinciale per Alessandria dei giovani di Azione, oltre che componente del direttivo provinciale e referente per l’Ovadese del partito.

Gli abbiamo rivolto alcune domande su quelle che saranno le sue prossime linee di azione del suo movimento giovanile

Quale sarà la sua priorità ad organizzare i giovani di Azione?

Colgo l’opportunità di questa domanda per dire che questa è una chiamata alle armi. Certo, capisco che di questi tempi considerando il nostro posizionamento possa sembrare una boutade o una risposta anacronistica, ma lo dico sul serio. Le armi a cui faccio rifermento, almeno in questo contesto, sono altre. La più forte credo sia la partecipazione. Mi rivolgo quindi a tutti i ragazzi e le ragazze, soprattutto a quelli più giovani, che vivono l’alessandrino attraverso la scuola, la famiglia e le amicizie: il nostro partito è davvero il luogo in cui si può discutere concretamente di idee e progetti, sia i più ambiziosi sia quelli legati al territorio in cui viviamo ogni giorno.

So che ci sono ragazzi volenterosi e pieni di idee, li conosco.

Perché i giovani d’oggi si allontanano dalla politica?

Invertirei questa affermazione per trovare la risposta. Perché la politica si allontana dai giovani? Vede, io sono un insegnante e in questi quattro anni di servizio mi sono fatto un’idea abbastanza precisa dei ragazzi. La loro ignavia è inversamente proporzionale allo spazio, all’ascolto e alla dedizione che viene data loro da parte degli insegnanti. Se tu sei con loro, inevitabilmente loro saranno con te. La politica ha spesso sfruttato l’immagine dei giovani, di fatto relegandoli ad un ruolo pressoché marginale, sia all’interno del partito che della società. Ai giovani si concede la speranza di un futuro, ma gli si ruba costantemente il presente. Anche perché il futuro di un giovane è la sua vecchiaia. Ma ci pensa lei che alla mia età (ne ho 29) Mozart aveva già composto pressochè tutto? Alessandro Magno aveva messo assieme l’Occidente con l’Oriente, per non parlare di chi ha fatto la Resistenza.

È scientificamente provato che la testa di un giovane sia energicamente più attiva e reattiva.

Ha una ricetta per avvicinarli?

Certo. Evitare di allontanarli. Renderli partecipi e parte effettiva di un gruppo. Non usarli a scopi elettorali o di immagine. È necessario fornire loro gli strumenti necessari, ma passere in fretta il testimone. Vede io sono stato nominato da pochissimo, ma sono già alla ricerca di un sostituto a cui trasferire quel poco bagaglio che ho accumulato e che ha fatto si che per questo giro venissi scelto. Vorrei qualcuno pieno di grinta, ma che sia ancora più vicino di me ai suoi coetanei e che porti un contributo effettivo alle nostre battaglie, siano esse grandi o piccole.

Domanda personale: cosa l’ha spinta ad entrare in Azione?

Sicuramente una certa affinità con le idee, ma in realtà proprio questo di cui stiamo parlando. Ero appena stato eletto consigliere comunale nel mio comune e sentivo la necessità di una formazione politica. L’idea che in Azione non ci fosse una sezione giovanile di partito (perché deve essere chiaro che io sono il referente per i giovani, ma in Azione i giovani sono nel partito a tutti gli effetti e in termini politici l’età conta davvero poco) mi fece prendere la decisione di fare la tessera. Spesso le sezioni giovanili dei partiti, che sulla carta dovrebbero essere una scuola di pensiero, diventano degli asili nido in cui relegare i ragazzi nell’attesa che crescano. E questo va contro quello che ci siamo detti fin ora.

Quali sono le priorità per la provincia di Alessandria? E nell’Ovadese?

E’ una provincia complessa, territorialmente disomogenea. E nei luoghi come questi l’unico modo è fare rete, fare in modo che i centri zona si parlino e collaborino con i comuni. Anche sul discorso di Provincia lei sa bene che con la legge Delrio di fatto la provincia è stata smantellata come istituzione e nel caso dell’Alessandrino credo che se ne sia risentito parecchio, soprattutto in termini di servizi e urbanistica. Credo che i servizi siano alla base di tutto il nostro discorso. La scuola e la sanità prima di tutto. Le parlo dei piccoli paesi che di fatto costituiscono buona parte del territorio. I comuni sopravvivono grazie agli amministratori locali che con zelo e dedizione li tengono in piedi. Dobbiamo puntare su questo. Lo stile di vita qui da noi è decisamente superiore rispetto ad una grande città, ma senza servizi di base la vita sarebbe impossibile. C’è un grave rischio, ovvero che i piccoli comuni diventino il dormitorio felice delle grandi città, per questo l’appello alla partecipazione è alto. Il territorio va vissuto e gestito, se capiamo che niente c’è dovuto e per tenere in piedi la baracca occorre impegnarsi, pur lavorando o studiando lontano, forse riusciamo a fare davvero qualcosa.

Quale è il suo rapporto con organizzazione politica e partito?

Se intende i miei rapporti con la segreteria provinciale e regionale le direi buoni, mi sembra che a questo giro ci sia più forza di volontà rispetto alla tornata precedente. È vero, siamo solo all’inizio, ma la partenza è buona.

A livello nazionale c’è un dibattito quasi costante attraverso le chat e le riunioni. Sono molto vicino al nostro referente under30 regionale, Stefano Giuliano e agli under30 delle regioni a noi confinanti, ovvero Liguria e Lombardia. Quella rete di cui parlavo prima, per lo meno all’interno del partito, le direi che esiste. È chiaro che una rete deve crescere quindi la saluto ricordando la chiamata alle armi. Abbiamo dei canali social, se qualche ragazzo o qualche ragazza fosse incuriosito non esiti a contattarci