I nuovi autovelox invisibili preoccupano gli automobilisti: cosa sono i sistemi laser mobili (i “Velolaser” all’italiana) e perché sono così insidiosi

Nuovi Autovelox invisibili: I Velolaser all’italiana

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di Nico Colani –
I nuovi autovelox invisibili preoccupano gli automobilisti: cosa sono i sistemi laser mobili (i “Velolaser” all’italiana) e perché sono così insidiosi.
Negli ultimi anni gli automobilisti italiani hanno iniziato a temere una nuova generazione di controlli della velocità: non più solo i classici autovelox fissi con il loro cartello giallo ben visibile, ma dispositivi mobili, compatti e difficili da prevedere. Se in Spagna si chiamano Velolaser – quei piccoli radar laser grandi quanto una scatola da scarpe che la Guardia Civil nasconde ovunque – in Italia abbiamo l’equivalente con i Telelaser, il TruCam e soprattutto il nuovissimo Autovelox 106. Sistemi di ultimissima generazione che stanno mietendo sempre più multe “a sorpresa”.

Questi dispositivi non sono fissi: sono mobili al 100% e vengono spostati continuamente dagli agenti di Polizia Stradale, Carabinieri e Polizia Locale. Non compaiono sulle app di segnalazione perché cambiano posizione ogni giorno (o anche più volte al giorno). La Polizia di Stato pubblica settimanalmente l’elenco delle tratte controllate, ma per i dispositivi mobili è impossibile sapere con precisione dove saranno piazzati di volta in volta.

Dove si trovano e su quali strade operano

I sistemi laser mobili operano praticamente su tutte le tipologie di strade:

– Autostrade (dove affiancano il Tutor per la velocità media)

– Strade statali

– Strade provinciali

– Strade comunali e extraurbane

Non esiste più una “zona franca”: dal Grande Raccordo Anulare di Roma alle provinciali della Lombardia, dalle statali del Sud alle autostrade del Nord, gli agenti li posizionano dove c’è maggiore rischio di incidenti o dove i limiti vengono più spesso superati.

Dettagli tecnici: piccoli, potenti e quasi invisibili

Il più rappresentativo è l’Autovelox 106 (prodotto in Italia dalla Sodi Scientifica): wireless, facile da trasportare, funziona in cinque modalità diverse senza modifiche – su treppiede a bordo strada, all’interno di auto civetta, su palo o in postazione fissa/non fissa. Monta un sensore laser brevettato che misura la velocità in modo bidirezionale (avvicinamento e allontanamento) con altissima precisione. Cattura solo la targa posteriore (per tutelare la privacy del conducente) e funziona anche su più corsie, riconoscendo esattamente quale veicolo ha commesso l’infrazione. Foto ad alta definizione a colori o infrarosso, dati esportabili via USB o Bluetooth, riconoscimento OCR opzionale della targa.

L’altro “campione” è l’Eltraff TruCam (Telelaser): portatile, rileva velocità fino a 1.200 metri di distanza, con precisione ±2 km/h e misurazione della distanza con errore di soli ±15 cm. Grazie al fascio laser invisibile, gli agenti possono misurare senza essere visti.

Questi dispositivi sono omologati e inseriti nell’elenco ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (consultabile su velox.mit.gov.it), che dal novembre 2025 ha reso pubblico il censimento nazionale per garantire la piena legittimità delle multe.

E non finisce qui: arrivano anche droni ed elicotteri

A completare il quadro ci sono sperimentazioni con droni (che volano bassi, leggono targhe e registrano velocità e distanze di sicurezza) e controlli aerei con elicotteri della Polizia Stradale (come il sistema Pegasus), dotati di telecamere ad alta risoluzione. Non sono ancora diffusi come in Spagna, ma rappresentano la nuova frontiera tecnologica.

Purtroppo i sistemi tecnologici non hanno cuore: colpiscono senza guardare in faccia nessuno e senza impietosirsi. Non fanno sconti nemmeno per pochi km/h in più di velocità. La tolleranza tecnica (5 km/h fino a 100 km/h e 5% oltre) esiste, ma una volta superata scatta la multa senza appello. Non importa se era solo un attimo di distrazione, se la strada era libera o se avevi fretta per un’emergenza: il laser non perdona.

Questi dispositivi sono stati introdotti in forme sempre più evolute già da diversi anni, ma è negli ultimi due anni (con i nuovi modelli come l’Autovelox 106 e le norme del Decreto MIT del 2024 entrate a regime nel 2025) che sono diventati davvero “invisibili” e pervasivi. L’obiettivo dichiarato è la sicurezza stradale, ma per tanti automobilisti rappresentano un incubo costante: non sai mai dove sono, non li vedi arrivare e non puoi più fidarti solo delle app o dei cartelli.

Insomma, in Italia i “Velolaser”, questi nuovi sistemi mantengono il nome Autovelox: piccoli, silenziosi, mobili e spietati. L’unico consiglio rimasto? Rispettare sempre i limiti, tenere gli occhi ben aperti e, soprattutto, guidare con prudenza. Perché la tecnologia, stavolta, ha davvero vinto la partita dell’invisibilità.

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